Perotti con la maglia della Roma
Perotti con la maglia della Roma

Roma, 17 aprile 2020- Anche Diego Perotti è intervenuto sui profili social della Roma per rispondere alle tantissime domande arrivate dai suoi tifosi, curiosi di sapere di più sulla sua vita in campo e fuori, come ad esempio l'origine del suo soprannome: "Mio padre lo chiamavano El Mono, ovvero la scimmia. Io l’ho preso da lui, nulla di personale o particolare. E’ un’eredità, lo chiamavano così in Argentina. E’ più conosciuto di me".

Per quanto riguarda le questioni di campo invece non si poteva non menzionare il suo gol contro il Genoa, dal quale è partita la cavalcata dei giallorossi verso la Champions League: "La sensazione del gol al Genoa non l’ho mai provata prima. Anche se l’anno dopo siamo arrivati in semifinale di Champions, è un po’ egoista. Quel gol l’ho fatto io, l’ho sentito molto in maniera personale. Anche se l’anno dopo abbiamo giocato ed ho segnato in semifinale, mi sentivo importante perché era grazie a quel gol. Spero di provare a sentire quella gioia, ma sarà difficile per quello che era quella partita, il contesto. Era un sogno, sono molto orgoglioso". 

Per quanto riguarda i rigori invece, quello preferito in assoluto da Perotti resta quello nel derby contro la Lazio: "Quello nel derby. Per quello che rappresenta a Roma, per i tifosi e la città. Stavamo pareggiando 0-0, l’ho calciato camminando e quando lo rivedo non so come ho fatto. E’ andata bene, poi ho fatto l’assist a Nainggolan per il secondo gol. Quel derby era quello più emotivo, più importante e dove ero più nervoso nel calciare il rigore". 

L'argentino svela anche qual è stato il giocatore più difficile da affrontare nella sua carriera: "Il terzino destro più difficile è stato Dani Alves. L’ho affrontato al Siviglia e lui era al Barcellona. Ho giocato contro pochi giocatori di un livello fisico così alto. In 90 minuti poteva fare tante volte avanti e indietro. Noi facevamo il classico 4-4-2, io facevo l’esterno a tutta fascia e dovevo rincorrerlo e puntarlo. In tante partite sono riuscito a fare bene, ma era sempre una sfida dura. Fisicamente ti faceva arrivare ad un livello, ti costringeva a fare il terzino. Era il Barcellona che ha vinto tanti titoli, andavi al Camp Nou e vedevi Xavi, Iniesta e Busquets". Anche sull'idolo di sempre Perotti non ha dubbi: "Riquelme. Non ho mai visto nessun altro, in quel ruolo, in quella maniera. Magari mi ha preso già quando ero al Boca a 13 anni. Vederlo così vicino mi ha colpito tantissimo. Ho provato sempre da giovane ad imitarlo ed a fare le sue mosse, ma non ci sono mai riuscito".

Prima di andare via non sono mancate anche alcune curiosità, come ad esempio la storia di come è nato il suo modo particolare di calciare i rigori: "E’ nato a Siviglia. Nelle giovanili forse uno o due. Lì in prima squadra ho cominciato con un portiere amico mio in allenamento. Ho cominciato a parlare e a capire come fa un portiere a pararlo, quale era il momento decisivo. Ho preso informazioni e ho provato in diversa maniera. All’inizio camminavo ancora più piano, ho iniziato a provare ed ho visto con lui quale fosse la forma in cui riuscivo a fare più gol. Era Siviglia-Espanyol la prima volta, nel 2012, da lì in poi ho fatto sempre gol. Solamente qui ho sbagliato due rigori ed ho cambiato un po’. Guardo il portiere il più possibile per capire se mi dà riferimento. Come il cucchiaio, se fai gol sei un fenomeno. Nel calcio comandi solamente se fai gol o no".