L'ex presidente della Roma James Pallotta
L'ex presidente della Roma James Pallotta

Roma, 5 aprile 2021- James Pallotta ritorna sul suo periodo come presidente della Roma: in un'intervista rilasciata al The Athletic l'ex patron giallorosso svela alcuni retroscena sugli avvenimenti più importanti accaduti negli ultimi anni, come l'addio di Totti e De Rossi o la questione stadio.

La stoccata ai media

Fanno discutere le dichiarazioni rilasciate in merito al ruolo dei media che circondano la Roma, in particolare sull'idea di costruire un nuovo stadio. Secondo Pallotta: "I tifosi ricevevano messaggi misti da radio e giornali, che erano semplicemente falsi. Dicevano che volessi costruire lo stadio per fare soldi per me. Avevamo strutturato la holding per avere la squadra da una parte e lo stadio dall’altra, dovevamo farlo per evitare una possibile bancarotta nel caso fosse successo qualcosa. Tutto quello che abbiamo fatto per lo stadio sarebbe stato un benefit per la squadra, al 100%". L'ex presidente poi svela i retroscena commerciali: "Avevamo molti grandi sponsor in attesa. Coca-Cola era uno di questi. Andai ad Atlanta. Avevamo una grande formazione di sponsor che volevano essere coinvolti. Fa male non avere lo stadio. Stavamo parlando dei naming rights per 15-20 milioni di euro. Ho ricevuto un centinaio di mail di persone che mi dicevano che non vedevano l’ora di vedere lo stadio costruito, che volevano sposarsi lì. Siamo arrivati al punto di ipotizzare di metterci anche una struttura per cremare, o un cimitero per le ceneri delle persone che volevano fossero sparse sul campo".

Il rapporto con Monchi e l'addio delle bandiere

Pallotta poi racconta Monchi e chiarisce cosa non ha funzionato nel loro rapporto lavorativo: "Non accettava aiuti esterni, dopo un mese era chiarissimo. Sentiva di dover dimostrare di essere Monchi, che non avrebbe ascoltato nessuno o considerato i nostri dati. Niente. Zero. L’altro errore che ho fatto è che avrei dovuto realizzare che si chiama da solo Monchi, è come chiamarsi da soli Madonna. Doveva essere un allarme. Piano B? Non puoi avere un piano B se non hai un piano A. E non penso che avesse un piano A". Gli altri due avvenimenti che hanno sollevato polemiche sono stati sicuramente gli addii di Totti e De Rossi, le due bandiere della Roma che hanno lasciato la capitale con l'amaro in bocca: "Cosa dovevo fare? Non avevo alcun vantaggio dal veder ritirare due dei più importanti calciatori di ogni tempo. Con lui e Totti abbiamo fatto quello che pensavamo fosse giusto per la squadra". Sull'eterno numero 10 Pallotta svela i piani che la società aveva in mente: "È stato a Roma per 30 anni. Ogni giorno si alzava e andava a Trigoria. Accettammo di onorare l’impegno della proprietà precedente con un contratto da 6 anni come dirigente. Ebbi una discussione con lui, chiedendogli cosa avrebbe voluto fare nella vita dopo il ritiro. Rispondere era difficile per la Roma e lo era per lui. Totti voleva allenare. Gli dissi che doveva capire che per allenare non solo doveva studiare, ma farlo per 80 ore a settimana e che non capivo perché volesse fare quello. E allora gli abbiamo portato insegnanti e piuttosto rapidamente decise che allenare non fosse la cosa per lui. Gli dissi che aveva un bello stile di vita e che il contratto di 6 anni da dirigente, che per molte persone era un ottimo contratto per molti soldi, lo avrebbe abituato a uno stile di vita leggermente diverso. E abbiamo parlato cercando di coinvolgerlo nel marketing e nello staff degli sponsor, in modo tale che avrebbe potuto aiutare a chiudere certi affari. Da possibile direttore sportivo aveva degli input e noi veramente volevamo che ne avesse anche di più".