Daniele De Rossi (LaPresse)
Daniele De Rossi (LaPresse)

Roma, 21 maggio 2019 - Domenica prossima Daniele De Rossi giocherà la sua ultima partita con la maglia della Roma nello stadio in cui tante volte ha lottato, faticato, esultato, pianto e gioito. De Rossi dirà addio alla squadra che l’ha visto crescere, professionalmente e umanamente, quella che gli ha permesso di conquistarsi la maglia azzurra, con la quale ha trionfato a Berlino nel 2006. Ed è proprio l’ex ct dell’ultima nazionale vincente a parlare dell’addio alla Roma del numero 16.

Daniele è una di quelle persone a cui sono legato col cuore, me lo porterò dentro tutta la vita e mi dispiace che non sia finita così bene con la Roma - ha detto l’attuale tecnico della nazionale cinese a margine della cerimonia della Hall of Fame del calcio italiano –. Anche per lui vale, in quanto grande uomo, la regola del 'qualsiasi cosa farà nella vita la farà bene', è capace di aggregare tutte le persone con cui lavora”. Quello che sta vivendo De Rossi l’ha vissuto appena due anni fa Francesco Totti, il capitano che ha lasciato il testimone proprio all’amico che ora è nell’occhio del ciclone.

All’epoca era Umberto Gandini che vestiva i panni dell’amministratore delegato alla Roma, ruolo accettato per fare una nuova esperienza dopo una vita passata al Milan. Oggi come allora le modalità scelte dalla società giallorossa furono molto criticate. “Difficile giudicare da fuori. Daniele, insieme a Francesco, è la storia di Roma. Il fatto che sia arrivato alla conclusione della sua carriera in giallorosso rattrista” – ha detto Gandini a margine dell’evento Special Team Legends a Milano – “Ci sono motivazioni di vario tipo: c’è da tenere presente l’interesse primario della società e se hanno preso questa decisione immagino sia stata ponderata. Non ho nessuna possibilità di commentare vivendo da fuori. Ho avuto il privilegio di lavorare e conoscere con Totti e De Rossi. Se l’epilogo è questo penso basti l’eco che si è sollevato da tutti i campi per definire la sua partenza”.