Carles Perez, l'esultanza dopo il primo gol con la Roma
Carles Perez, l'esultanza dopo il primo gol con la Roma

Roma, 20 aprile 2020- Dall'arrivo nella capitale al primo gol, dal paragone con Robben al primo gol: Carles Perez si racconta in una lunga intervista social con un giornalista spagnolo, partendo proprio dalla nuova esperienza con la Roma cominciata lo scorso gennaio.

E non è un caso che abbia scelto di vestire la maglia giallorossa: "Avevo diverse offerte. Dalla Germania, dalla Spagna e dall’Inghilterra. Un giocatore che fa un trasferimento sceglie il posto in cui sente più fiducia. Mi ha chiamato Fonseca e mi trasmesso fiducia totale. La città mi piace e la Roma è un grandissimo club. Avevo sempre voluto visitare Roma, anche se non lo ho fatto molto a causa di tutto quello che è successo. E’ una città spettacolare, i tifosi sono calorosi e incredibili. Sono molto contento di stare qui". 

Fonseca quindi è stato il fattore decisivo per portare in città lo spagnolo che non si è fatto attendere dai suoi tifosi con il gol all'esordio da titolare in Europa League: "La verità è che sono molto fortunato quando si parla di gol. Anche in Liga ho segnato all’esordio da titolare. Ho potuto giocare soltanto un mese o poco più, però mi sono adattato bene allo stile di gioco della squadra, a quello dei compagni e anche al modo di giocare qui in Italia, un po’ diverso dalla Spagna". La nuova avventura gli ha permesso anche di sperimentare nuove posizioni in campo: "A Fonseca ho detto che non mi piace giocare a piede invertito. La differenza è che ero abituato a giocare più aperto, mentre qui sto più chiuso. Ho più contatto con il pallone perché gioco più stretto nel campo e non come un esterno aperto. Alla fine quando giochi tanto aperto vivi dei pallone che ti arrivano da dietro. L’importante è toccare il pallone, è quello che vuoi".

La decisione di lasciare il Barcellona non è stata affatto semplice da prendere per Carles Perez: "Era il mio sogno. Ho lavorato per arrivarci sin da quando a cinque anni ho cominciato a giocare a pallone. L’addio è stato duro, l’ho vissuto male, non lo capivo. Avevo avuto occasione di partire e sono sempre rimasto, questo mi ha fatto male. Mi è dispiaciuto il comportamento che hanno avuto con me. Setién mi ha detto i suoi piani, in attacco aveva i giocatori che aveva e mi ha spiegato come vedeva la squadra. Da una parta l’ho capito, dall’altra non credo che fossero le spiegazioni che dovevo ricevere. Però va bene, alla fine il calcio non finisce qui. Io voglio essere un calciatore professionista e a 22 anni non ho voglia di perdere tempo. Mi sono fatto dire le opzioni che avevo e quindi ho scelto di andare alla Roma, che è una squadra straordinaria".

Non sono mancati i paragoni importanti anche per lui, come chi vedendolo giocare lo ha accostato a uno dei grandi del calcio come Robben: "Se devo essere sincero ultimamente mi hanno paragonato di più con Pedro, visto che anche lui è stato al Barca. Da quando però ero piccolo che tutti mi paragonavano con Robben. Entrambi giochiamo a piede invertito, con la predisposizione ad entrare nel campo. E’ una delle mie caratteristiche. Robben però è un grandissimo. Degli altri giocatori che sono nel mio ruolo mi piacciono Neymar, Cristiano Ronaldo , però sin da piccolo c’è sempre stato Messi. L’ho visto sempre alla televisione. Apprendere da lui in allenamento con la prima squadra è stato il massimo".