Cristiano Ronaldo e Paulo Dybala
Cristiano Ronaldo e Paulo Dybala

Roma, 6 aprile 2020 - Il professor Giuseppe Capua è il direttore di medicina dello sport dell’ospedale San Camillo di Roma, presidente dell’antidoping Figc e componente della Commissione medica federale, nella quale siede accanto a Walter Ricciardi, membro dell’Esecutivo dell’Oms e consigliere del governo per l’emergenza virus. Il professor Capua - come i suoi colleghi dei club, ma anche della Lamica, la libera associazione medici sportivi del calcio - si prepara alla ripartenza del pallone, se davvero arriverà. Ripartire, tra l’altro, significherebbe corsa contro il Covid-19 in discesa. A Giuseppe ‘Pino’ Capua, abbiamo chiesto come tornare in campo.

Professor Capua, ipotizziamo il ritorno dei calciatori nei centri sportivi dei club. Si procederà per gruppi in base ai parametri: asintomatici, ex positivi, guariti ecc.? E si si dovranno creare aree dedicate per ciascun gruppo?
"Vedremo cosa decideranno le comunità scientifiche e quali saranno i coefficienti di rischio. Il mio auspicio, quando i calciatori ricominceranno ad allenarsi, è che si proceda a ‘contagio zero’, senza alcun rischio. Poi ci sarà da intervenire su coloro che hanno contratto il virus o sono risultati asintomatici".
Come?
"Chi ha contratto il Covid-19 o è asintomatico dovrà effettuare non solo il tampone, ma test completi per ottenere nuovamente l’idoneità sportiva. Si dovrà accertare la scomparsa della positività perchè un conto è essere guariti e un altro è esserlo ma risultare positivi e dunque in grado di trasmettere il virus. E il medico che firma l’idoneità potrà decidere se effettuare esami a sua discrezione per azzerare tutti i rischi. Questo è un aspetto fondamentale, lo sottolinei".
Ci mancherebbe. Perchè esami ulteriori e di che tipo nel caso?
"Si parla di atleti e aldilà del virus, il medico sportivo deve avere certezza attraverso gli esami strumentali che il contagio o la positività al Covid-19 non abbiano prodotto complicazioni. Esami che si affiancheranno alle linee guida che arriveranno della Federazione. E su questo vorrei evidenziare un aspetto".
Prego professore.
"Sono membro della Commissione medica federale presieduta da Paolo Zeppilli, ex medico della Nazionale e ho l’onore di farne parte assieme al professor Walter Ricciardi, che come sappiamo sta lavorando in prima linea contro il Covid-19. Dunque, dal punto di vista della preparazione scientifica la Figc è a livelli elitari".
Ipotizziamo che, dopo tamponi ed esami, tutto sia a posto tra i giocatori. In ritiro però, la squadra dovrà essere blindata.
"Se l’obiettivo è chiudere la stagione io dico di sì. La definirei clausura ‘attiva’, acquisendo la certezza che il ritiro sia una ‘clean zone’ con la sanificazione sistematica di ogni luogo frequentato dai giocatori".
Quindi niente contatti con i familiari?
"Difficile immaginarne, se non a distanza, come stiamo facendo tutti noi in questi giorni complicati e di grande sacrificio".
E poi ci sono le trasferte e quindi gli alberghi, i mezzi di trasporto e il resto.
"Si dovrà creare una sorta di tunnel virtuale di sicurezza per le trasferte. E non solo: oggi in Commissione federale chiederò che tutti gli addetti ai lavori, dai miei ispettori dell’antidoping fino agli ispettori federali e di Lega, siano tenuti ad esibire un certificato di negatività al virus prima di entrare in contatto con le squadre. Dovrà esserci tutela sanitaria assoluta".
Ipotizziamo che un calciatore in ritiro accusi qualche linea di febbre o un raffreddore. Come si procede?
"Dovranno scattare immediatamente le misure di sicurezza in atto per tutti noi. I club probabilmente si attrezzeranno con un’area di isolamento nella quale ospitare l’atleta per effettuare il tampone, sperando che si arrivi presto all’attendibilità degli esami del sangue".
Cioè?
"Dal punto di vista della comunità scientifica, siamo in attesa che il test della gocciolina di sangue con la puntura sul dito, come si fa per il diabete, arrivi al 100% di affidabilità nell’individuare il virus. Sarebbe un passo in avanti enorme rispetto alle tempistiche del tampone".
Dal punto di vista atletico, i giocatori dovranno affrontare 12 partite in 45 giorni. Ce la faranno?
"I calciatori hanno scoperto una novità: la preparazione in casa. Posso garantirle che si allenano tutti i giorni via Skype o simili con i loro preparatori e non è vero che sono stati fermi. E’ però vero che hanno svolto attività inconsueta, perchè una cosa è correre sui campi e una è sul corridoio di casa o sul tapis roulant. Paradossalmente, non potendo concedersi distrazioni di alcun tipo, dal punto di vista mentale sono concentrati sull’obiettivo ai massimi livelli. E poi parliamo di atleti giovani nel pieno delle forze, in grado di abituarsi rapidamente alle novità".
Però tre partite a settimana, per sei settimane, a temperature alle quali non sono abituati per lungo tempo. Una prova durissima no?
"Per il mondo intero questa emergenza è una cosa nuova. Quindi di incognite ce ne sono. Quando torneranno a correre sull’erba avremo certezze assolute, ma in ogni caso lo faranno dopo due settimane di allenamento in ritiro. I giocatori dovranno considerare, se si ripartirà, questi 45 giorni di calcio estivo come un Mondiale, senza avere lo stress del Mondiale, che logora nervi, testa e fisico più del campionato".