Papu Gomez racconta la sua visione del Coronavirus
Papu Gomez racconta la sua visione del Coronavirus

Bergamo, 23 marzo 2020 - In una Bergamo che soffre come poche città l'emergenza Coronavirus emerge la voce del Papu Gomez, intervistato dal quotidiano argentino Olé. "La situazione è drammatica, chissà quando finirà, stiamo rispettando la quarantena ma c'è gente che ancora gira per strada, non vado a correre neanch'io che lo dovrei fare di lavoro" le sue prime considerazioni.

Spazio poi alla situazione gravissima della città. "Gli ospedali sono pieni e non c'è più posto, sono persino venuti i militari a portare via i morti perché è finito il posto nei nostri cimiteri, purtroppo leggo sempre brutte notizie". 

E sulle precauzioni prese in Italia la vede così. "Non so se hanno gestito bene la cosa, o se l'hanno fatto tardi. C'è stata disinformazione e l'abbiamo vissuta alla leggera, pensavamo fosse una normale influenza, ma poi ci siamo resi conto di cosa stava accadendo. Fino a 25 giorni fa non sapevamo nulla, poi una volta arrivati i primi morti c'è stata più informazione. Io ho i miei parenti in Argentina, dico sempre loro di rimanere in casa e uscire il meno possibile, di prendere le giuste prevenzioni perché anche lì ci saranno a breve molti contagiati, i miei hanno più di 60 anni e a quell'età potrebbe essere complicato".

Precauzioni da prendere anche per gli allenamenti personalizzati. "Vado con la cyclette, sono abbastanza equipaggiato a casa, cerco di stare all'aria aperta con mia moglie e i bambini, sto sfruttando questo tempo per stare con loro più del solito" continua il Papu Gomez.

Con i compagni di squadra rimane in contatto tramite il gruppo whatsapp, ma il Papu ha un bel rapporto anche on gli altri argentini d'Italia. "Ho parlato con Dybala quando è uscito fuori il caso di Rugani. Ora non vorrei disturbarlo, ma in questi giorni gli scriverò di nuovo. Ho parlato anche con Pezzella quando è arrivata la notizia del suo caso. Mi disse che stava bene, che aveva avuto la febbre per uno o due giorni e che ora doveva rispettare la quarantena, ma non aveva più alcun sintomo".

Infine il punto più duro, quello della partita giocata forzatamente col Valencia. "Giocare è stata una scelta terribile, molti non avevano idea del pericolo del virus. All'andata non si sapeva nulla, al ritorno invece era già una situazione delicata in Italia ma non ci sono stati controlli a Valencia, erano tutti rilassati. Ora la Spagna è il secondo Paese europeo più colpito. Garay è stato il primo contagiato del Valencia, ma non ha giocato perché era infortunato, ma pochi giorni dopo sono stati infettati vari giocatori e membri dello staff e anche noi controlliamo sempre che non si contagi nessuno dell'Atalanta. Ma giocare è stato una follia, a Bergamo ci sono 120mila abitanti, in 45mila erano a San Siro quel giorno, e siamo la città più colpita".


 SIMONE GAMBERINI