Ora che la Superlega dei rivoluzionari si è sgretolata, travolta dall’ondata di chi ha messo passione e meritocrazia davanti al mercantilismo dei potenti, bisogna raccogliere i cocci e capire quali scenari potrà presentarci il pallone nostrano nel futuro nelle stanze non più segrete degli affari. Perché gli scissionisti, da Florentino Perez ad Andrea Agnelli, da Steven Zhang a Ivan Gazidis, con la nuova competizione non hanno cercato di salvare il calcio, come fossero benefattori dello sport, ma solo se stessi dal collasso finanziario. Lo dicono, impietosi, i numeri delle 12 ’signorine’ avide e capricciose: le big del calcio hanno aumentato a dismisura negli ultimi anni costi e ingaggi, indebitandosi a loro piacimento con le banche (5-6 miliardi di euro). E ora sono in ginocchio....

Ora che la Superlega dei rivoluzionari si è sgretolata, travolta dall’ondata di chi ha messo passione e meritocrazia davanti al mercantilismo dei potenti, bisogna raccogliere i cocci e capire quali scenari potrà presentarci il pallone nostrano nel futuro nelle stanze non più segrete degli affari. Perché gli scissionisti, da Florentino Perez ad Andrea Agnelli, da Steven Zhang a Ivan Gazidis, con la nuova competizione non hanno cercato di salvare il calcio, come fossero benefattori dello sport, ma solo se stessi dal collasso finanziario.

Lo dicono, impietosi, i numeri delle 12 ’signorine’ avide e capricciose: le big del calcio hanno aumentato a dismisura negli ultimi anni costi e ingaggi, indebitandosi a loro piacimento con le banche (5-6 miliardi di euro). E ora sono in ginocchio. Secondo un ranking stilato dal sito Swiss Ramble il più spendaccione è il Tottenham con più di 700 milioni di sterline di ’rosso’, più indietro Juventus e Inter (circa 350 milioni), con Chelsea, Milan (291 milioni) e Manchester City meno indebitate delle altre, in quanto i rispettivi azionisti hanno fatto diversi aumenti di capitale. Anche per questo fa sorridere sentir l’Uefa parlare di "merito sportivo" e "funzione sociale": dov’erano quando venivano gonfiati di false sponsorizzazioni i bilanci di City e Psg?

Ecco perché, allo stato dei fatti, parlare di calciomercato è complicato. Lo si è visto nell’ultima sessione invernale (pochi soldi, tanto ’usato’, a differenza dei 215 milioni dell’anno precedente con le operazioni Eriksen e Kulusevski), ma già i segnali erano arrivati la scorsa estate, con la Serie A che ha evidenziato spese crollate del 50% rispetto al 2019 e perdite vistose.

Non solo mancanza di liquidità, c’è pure l’incertezza riguardante i vertici di alcune proprietà. Prendiamo la Juventus: per Andrea Agnelli le relazioni con i massimi sistemi calcistici rischiano di compromettersi gravemente, dopo quanto accaduto. I rapporti con il cugino John Elkann, poi, non sono idilliaci e non si può escludere un cambio di poltrona. I bianconeri hanno un ’rosso’ rinforzato dalle eccessive spese degli ultimi anni (e dagli insuccessi in Europa), e che ormai non può più essere coperto da fittizie plusvalenze.

E siccome al numero uno della Exor non piace aprire la cassaforte solo per spendere (gridano vendetta i 72 milioni versati per Arthur, cifra rivelata da Sergio Conceicao) e gli scudetti non bastano, la parola ribaltone’ non è tabù.

Il mercato potrebbe essere riaffidato a Beppe Marotta, ma con più poteri rispetto al passato. Va alleggerito il monte stipendi, e qualche pezzo pregiato partirà. Cristiano Ronaldo è il primo della lista, anche se Florentino Perez ha già fatto sapere che il ritorno di CR7 con i blancos non ha senso, "perché ci ha dato molto, ma non è più il momento". Quei 72 milioni pesano tantissimo sul bilancio della Juventus, che forse dovrà abbandonare il sogno Donnarumma: arriverebbe a parametro zero, ma di fatto, fra ingaggio e commissioni di Raiola, costerebbe 83 milioni. Perché il vero problema è questo: lo scorso anno in Europa i procuratori hanno intascato ben 400 milioni per le loro intermediazioni. Una follia.

Il Milan, da questo punto di vista, ha già messo un paletto alle pretese del manager-pizzaiolo di Amsterdam e, per Gigione, non cede ai ricatti. Non solo: l’eventuale ritorno in Champions non comporterà in automatico spese folli, ma oculati investimenti sui giovani (per esempio Scamacca o Pessina). Discorso a parte per l’Inter, il motivo è semplice e lo ha già spiegato Antonio Conte: impossibile parlare di mercato perché ancora non si sa chi resterà al timone del club dopo la probabilissima vittoria nel campionato. Suning era aggrappato ai soldi della Superlega per risolvere alcuni dei suoi problemi economici, ma con stipendi da pagare (novembre, dicembre, febbraio, marzo...) e fornitori da saldare, anche il bravo Muriel è un sogno irraggiungibile..

L'autogol di Agnelli irrita il cugino. Elkann medita il cambio in casa Juve.