Rino Gattuso all'Olimpico (Ansa)
Rino Gattuso all'Olimpico (Ansa)

Napoli, 12 gennaio 2020 - Nelle due precedenti sconfitte della gestione Gattuso erano state delle rocambolesche scivolate dei difensori a condannare il Napoli: un'evenienza diventata tanto frequente da scomodare domande tecniche sui tacchetti adoperati dai giocatori. Ebbene, ieri il problema non si è riproposto, ma è arrivato un altro ko, il terzo in 4 partite del nuovo allenatore e sempre frutto di uno svarione del reparto arretrato.

UN NEFASTO PRECEDENTE - Contro la Lazio si è riproposto quel copione che sta tormentando i partenopei in questa stagione nera, almeno in campionato. L'ultimo spauracchio si chiama parte destra della classifica al giro di boa, un traguardo - si fa per dire - che i campani non raggiungono dal 2000: all'epoca il sipario sul girone d'andata calò a quota 17 punti in 17 gare, ovvero l'antipasto della retrocessione che sarebbe poi arrivata. Qualora il Bologna ottenesse almeno un pareggio a Torino e/o il Verona battesse il Genoa, allora per il Napoli si aprirebbe la drammatica prospettiva di essere una tra le candidate a salutare la Serie A. Ovviamente si tratta di una provocazione che tuttavia ben fotografa una prima parte di campionato da dimenticare, o forse da ricordare per ripartire in qualche modo. La ricetta per quantomeno provarci è il 4-3-3 di Gattuso, che pian piano (forse troppo) sta restituendo agli azzurri una delle armi per annichilire il gioco avversario: il possesso palla. Si potrebbe obiettare che in un momento così negativo l'integralismo tattico non aiuta dei giocatori senza sicurezze: il riferimento è all'ordine di lavorare sempre con la sfera, costruendo l'azione dal basso. Se nel contrasto tra un Fabian Ruiz ormai irriconoscibile e Caicedo il Napoli è stato graziato, nel duello Ospina-Immobile l'esito è stato diverso, con Di Lorenzo che si è unito al festival degli errori/orrori.

IL DUBBIO - La spedizione dell'Olimpico non porta in dote solo note negative: il 4-3-3 di Gattuso si sta dimostrando efficace, almeno contro quel 3-5-2 che gli azzurri incontreranno anche contro la Fiorentina. Il dubbio è proprio questo: sono queste squadre costruite volutamente per lasciare campo agli avversari per poi ripartire a far sembrare il gioco dei partenopei in crescita oppure, in generale, la mano del tecnico calabrese comincia a vedersi? Se ne saprà di più nelle prossime settimane, ma prima il Napoli deve limitare i danni, magari accantonando momentaneamente quelle giocate di fino che in un'annata disgraziata non pagano.