Napoli-Spartak Mosca, la delusione di Osimhen (Ansa)
Napoli-Spartak Mosca, la delusione di Osimhen (Ansa)

Napoli, 1 ottobre 2021 - Un Napoli in Serie A che sa solo vincere e uno in Europa League ancora a secco di successi: è questo il primo bilancio del cammino stagionale della squadra di Luciano Spalletti, che ieri per mano dello Spartak Mosca ha incassato la prima sconfitta ufficiale della sua avventura all'ombra del Vesuvio.

Disastro Mario Rui e Osimhen come Benzema

Prima o poi doveva succedere ed è meglio che sia successo in quel torneo continentale che, si sa, agli occhi di Aurelio De Laurentiis diventa importante solo quando viene superata la fase a gironi: è questo il pensiero più comune all'indomani di un tonfo che, a proposito di qualificazione al livello seguente, complica non poco la situazione. Quanto al sentimento dominante, non si può non pensare al rimpianto quando dopo 13'' una partita in teoria (e, risultato finale alla mano, anche nella pratica) ricca di insidie viene già sbloccata grazie a una 'papera' del portiere avversario (non proprio un inedito quest'anno al Maradona): dilapidare questa grazia diventa il peggiore dei delitti. In tema di peggiori, l'ingrata medaglia non può che andare a Mario Rui, il cui intervento killer a cavallo della mezz'ora ha di fatto rimesso in carreggiata uno Spartak fino a quel momento a Napoli più che altro in gita: a salvare i russi, oltre al portoghese, i tanti sprechi offensivi degli azzurri nella prima parte di una gara che ha riportato in auge un vecchio tallone di Achille della squadra, ossia una panchina non sempre all'altezza. Insomma, senza tanti giri di parole: Petagna non è Osimhen e in particolare l'Osimhen di fuoco del mese di settembre, in cui il nigeriano ha segnato la bellezza di 7 reti. Solo un certo Benzema è riuscito a tenere il passo dell'ex Lille, a sua volta incapace di togliere lo scettro di migliore in campo a Promes.

Esame viola per Spalletti

Oltre alla caccia alla prima vittoria in Europa League, al Napoli è sfuggito anche l'obiettivo di far rifiatare la rosa, dato che alla fine, tra chi è entrato a gara in corso e chi invece è stato costretto a giocare tutti i 90' (e oltre, visti i recuperi lunghissimi alla fine di entrambi i tempi), la missione turnover in vista di Firenze è totalmente fallita. A maggior ragione dopo aver palesato debolezze che sembravano ormai relegate al passato, l'esame Franchi diventa cruciale per gli azzurri, che in uno stadio che non rievoca bei ricordi dovranno dimostrare di saper anche soffrire contro avversari esuberanti in particolare sulle corsie: proprio come quello Spartak a sorpresa primo giustiziere di Spalletti.

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