Napoli-Rijeka, gli azzurri indossano la 10 di Maradona (Ansa)
Napoli-Rijeka, gli azzurri indossano la 10 di Maradona (Ansa)

 

Napoli, 27 novembre 2020 - Al momento del sorteggio di Nyon la partita tra il Napoli e la Cenerentola Rijeka appariva come una delle meno affascinanti a causa del gap tecnico esistente tra le due squadre. La storia avrebbe poi riscritto un altro copione a causa del lutto che ha colpito il capoluogo campano e l'intero mondo del calcio appena un giorno prima: la morte di Diego Armando Maradona, che si intreccia in maniera indissolubile con quanto ammirato ieri sul prato del San Paolo.

Fine della striscia negativa in casa

San Paolo che nei prossimi mesi potrebbe cambiare nome proprio in omaggio al fuoriclasse argentino, la cui maglia numero 10 ha varcato per l'ultima volta i cancelli dell'impianto di Fuorigrotta e l'ha fatto grazie alle spalle di giocatori e allenatore: un'immagine toccante che offusca la prova ordinata e pragmatica con cui i partenopei hanno liquidato la pratica Rijeka senza incappare nelle difficoltà della sfida di andata. Le reti, una per tempo, di Politano e Lozano portano in dote 3 punti che, complice il pareggio a reti bianche tra AZ Alkmaar e Real Sociedad, proiettano il Napoli al primo posto in solitaria del Gruppo F di Europa League. Una bella risposta a chi accusava gli azzurri di tenerci poco alla seconda competizione continentale più importante, che mai come in questo momento funge da balsamo per lenire qualche polemica di troppo emersa dopo la sconfitta con il Milan, la terza di fila al San Paolo. La missione è perfettamente riuscita: l'emorragia interna, intesa naturalmente solo parlando di un campo da gioco, è stata arrestata e col minimo sforzo fisico in una serata che ha sollecitato più che altro i tasti emozionali di tifosi e addetti ai lavori.

La commozione di Insigne

Al di là del momento chiaramente non brillante vissuto dal Napoli, non bisogna dimenticare che dietro ai calciatori ci sono delle persone che, nel caso specifico, sono legate a doppia mandata a una squadra che, si sa, include in sé tanti significati che vanno ben oltre un semplice pallone che rotola. Basti pensare alle parole di Lorenzo Insigne, uno dei talenti più cristallini del club partenopeo (e non solo) che tuttavia sa che, almeno all'ombra del Vesuvio, non potrà mai essere il più grande né indossare l'ambitissima maglia numero 10. Il fatto che il diretto interessato condivida appieno questa scelta della società testimonia proprio una simbiosi totale tra squadra e ambiente: un ambiente distrutto dalla morte del proprio idolo, capace di essere presente anche nella serata dedicata purtroppo alla sua assenza.

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