Aurelio De Laurentiis (Ansa)
Aurelio De Laurentiis (Ansa)

Napoli, 21 marzo 2020 - Proprio mentre la Campania e il resto d'Italia serrano sempre di più le fila per rallentare la diffusione del Coronavirus, il Napoli va controcorrente e decide di fissare per mercoledì 25 marzo la ripresa degli allenamenti: una scelta che sta già dividendo.

ADL CONTRO TUTTI - A prevalere è il partito degli oppositori a tale presa di posizione di Aurelio De Laurentiis, mosso probabilmente dalla voglia di evitare una diaspora dei giocatori stranieri, scenario già successo per altri club. A difesa del patron va detto che una situazione così estrema è in continua evoluzione, specialmente qualora dal severissimo governatore della regione Vincenzo De Luca dovesse arrivare un ulteriore giro di vite. A non gradire il ritorno alla normalità, o almeno a una parvenza di essa, in quel di Castel Volturno potrebbe non essere solo il governatore della Campania: proprio qualche giorno fa l'assemblea della Lega, dopo invito dell'Associazione Italiana Calciatori, aveva invitato le società a restare ferme fino al 4 aprile, prevedendo che la ripresa del campionato possa avvenire non prima della metà di maggio. Era stato duro in particolare Damiano Tommasi, presidente dell'AIC, che aveva sottolineato l'inutilità di far allenare adesso dei giocatori che torneranno sul rettangolo verde solo tra un paio di mesi e per giunta con il rischio di far circolare un virus che non sta risparmiando neanche gli atleti. Parole giuste che però sembrano non aver fatto breccia su De Laurentiis, che per il momento decide di riaccendere i riflettori sui campi di Castel Volturno: una scelta per il momento isolata ma solo nell'applicazione, visto che anche Cagliari e soprattutto Lazio avevano contestato il diktat della Lega, figlio tra l'altro del parere dei medici sportivi e dell'AIC.

L'ALTRA IPOTESI - Non è detto però che mercoledì gli azzurri siano chiamati davvero a sudare e sgobbare: il patron partenopeo potrebbe aver convocato i suoi dipendenti nel centro tecnico solo per capire come gestire la crisi in corso, ma l'esposizione al rischio di contrarre/diffondere il COVID-19 resta a prescindere. Insomma, la sensazione è che questa storia sia ben lontana dalla sua chiusura. Sensazione ma pure speranza, perché risulta difficile pensare a un eventuale passo falso di un presidente spesso illuminato come De Laurentiis, chiamato proprio come tutti i personaggi illustri a dare il buon esempio in questo periodo in cui l'unico ordine tassativo è quello di rimanere a casa.