Gennaro Gattuso e Hirving Lozano (Ansa)
Gennaro Gattuso e Hirving Lozano (Ansa)

Napoli, 18 ottobre 2020 - C'è solo un pezzo di mobilio tra il Napoli e il paradiso: senza quella sconfitta a tavolino contro la Juventus (in attesa di eventuali sviluppi), gli azzurri potrebbero essere a punteggio pieno o comunque in una situazine di classifica ancora più brillante di quella attuale, che è così entusiasmante da aver riportato in città una parola che, almeno dall'approdo in panchina di Gennaro Gattuso, era sparita.

Un'estate per rilanciarsi

Nella patria della scaramanzia stavolta non c'entrano riti apotropaici di vario genere: semplicemente, i partenopei apparivano ancora leggermente claudicanti e comunque un gradino sotto le altre rivali per la vittoria finale del campionato. Poi la svolta quest'estate, quando il ritiro di Castel di Sangro ha spazzato via le ultime tracce "ancelottiane" per far decollare definitivamente un progetto sempre più affascinante. In campo e fuori. Parlando del rettangolo verde, fa rumore il 4-1 inflitto ieri a un'Atalanta a corto di alibi. Certo, non si può non sottolineare la diaspora dei vari giocatori orobici impegnati con le rispettive Nazionali, mentre contemporaneamente il Napoli, pur con l'ansia del Covid sulla pelle, trascorreva due settimane più tranquille nella bambagia della bolla di Castel Volturno. Vale però anche il discorso opposto: gli azzurri non calcavano il rettangolo verde da tante settimane, eppure tracce di ruggine se ne sono viste decisamente poche.

I singoli

La palma del migliore in campo va a Hirving Lozano, praticamente il gemello bello di quello ammirato nella sua prima stagione all'ombra del Vesuvio. Si potrebbe mutuare il sistema di votazione da un altro sport: come nei tuffi, sarebbe saggio togliere il peggio e il meglio di quanto finora il messicano ha prodotto a Napoli. Per il ciclo, troppo scarso e sfortunato l'anno scorso e altrettanto baciato da ogni grazia in questo primo lasso di campionato. La verità, dicono i saggi, sta nel mezzo e così è lecito pensare che Lozano sia comunque un ottimo giocatore: un concetto non scontato visti i disastri della sua prima stagione partenopea. Decisamente più brevi i tempi di adattamento alla nuova maglia di Matteo Politano: per caratteristiche è sbagliato ritenere l'ex Inter l'erede di José Callejon, ma i numeri all'esterno di scuola Roma non mancano. Ancora più veloce l'inserimento di Tiémoué Bakayoko, uno che non giocava una partita da oltre 6 mesi e quello di Victor Osimhen, che cancella lo zero dalla casella dei gol realizzati. E siamo solo all'inizio, verrebbe da dire.

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GIUSY ANNA MARIA D'ALESSIO