Ibrahimovic e Calhanoglu (ANSA)
Ibrahimovic e Calhanoglu (ANSA)

Milano, 28 gennaio 2020 – In una serata offuscata da un velo di tristezza per la scomparsa del campione NBA Kobe Bryant – scomparso tragicamente nei giorni scorsi in seguito ad un tragico incidente in elicottero in cui hanno perso la vita anche altre otto persone (tra le quali la figlia Gianna) e ricordato prima della gara con una bellissima cerimonia che ha scaldato i cuori dei presenti sugli spalti di San Siro (che lo hanno applaudito al 24°, come il suo numero di maglia) – il Milan ingrana la quinta vittoria consecutiva e batte 4-2 il Torino dopo i supplementari agguantando le semifinali di Coppa Italia dove affronterà la Juventus.

Determinanti i cambi di mister Stefano Pioli che nel finale ha gettato nella mischia Calhanoglu e Ibrahimovic che hanno dato l’impulso determinante per ribaltare il 2-1 griffato fino a quel momento dalle reti di Bonaventura e Bremer, autore di una doppietta. Un bis che come detto non è bastato perché al 91°, quando Calhanoglu ha messo a segno con un destro potente e leggermente deviato da Djidji il 2-2, è arrivata la prima doccia fredda per il Toro. Il turco ha poi bissato la precedente rete al minuto 106 su assist dell’altro neaoentrato Kessie ribaltando definitivamente la situazione con un sinistro imparabile. A mettere la ciliegina del definitivo 4-2 sulla torta ci ha invece pensato Ibrahimovic che si è fatto perdonare un paio di errori piuttosto clamorosi per uno come lui chiudendo i conti al 108°. Un finale forse un po’ troppo penalizzante per il Torino che, dopo il 7-0 incassato in campionato contro l’Atalanta, era riuscito a reagire giocando con orgoglio e reagendo a tutte le iniziative pericolose dei rossoneri che nel secondo tempo sono leggermente calati e hanno sprecato tanto.


Pioli, che si affida all’ormai collaudato 4-4-2, un po’ a sorpresa conferma Donnarumma in porta, Kjaer al centro della difesa – lasciando ancora a riposo Musacchio – mentre a centrocampo preferisce Krunic a Kessié e Bonaventura a Calhanoglu. Inedito invece l’attacco, composto da Piatek e da Rebic, apparso in grande forma nelle ultime uscite. Dall’altra parte Mazzarri replica con un 3-4-1-2 in cui rispolvera Bremer e Rincon e schiera un attacco di qualità con Verdi e Berenguer a supportare la prima punta Belotti. Passano meno di cinque minuti e il Milan prova a rendersi pericoloso con un’iniziativa di Rebic che viene fermato dalla respinta della difesa granata.


Al 7° è invece Piatek a trovarsi sui piedi una ghiotta occasione sugli sviluppi di un’incursione sulla sinistra di Theo Hernandez che serve con un buon rasoterra il polacco il quale però non riesce a ribadire in rete il pallone. Azioni pericolose che danno fiducia ai rossoneri, i quali gestiscono il possesso palla, tengono alto il baricentro e aspettano il momento più propizio per colpire: occasione che si presenta al 12° quando, dopo l’ennesimo pallone recuperato dal Milan, Castillejo apre per Rebic che dalla fascia sinistra taglia l’area con un cross basso che trova la deviazione vincente di Bonaventura.

Una mazzata molto pesante da incassare per i granata che con il passare dei minuti provano con coraggio ad alleggerire la pressione senza comunque sfruttare a dovere le rare opportunità che un Milan compatto concede su calcio piazzato e in ripartenza. Ai piemontesi infatti manca spesso il tocco giusto per trovare la finalizzazione a rete. Le occasioni migliori capitano sempre sui piedi dei rossoneri che al 25° al 26° sfiorano il raddoppio prima con un sinistro insidioso di Castillejo e poi con Hernandez che costringe Sirigu a rifugiarsi in corner. Errori che costano cari al Milan che non appena si sbilancia, paga il dazio più pesante: al 34° infatti Verdi con un preciso suggerimento lancia in area di rigore Bremer il quale trafigge Donnarumma pareggiando i conti sull’1-1. Il Milan incassa e reagisce affidandosi a Rebic: il croato prima si becca un giallo per fallo di reazione su Izzo e poi costringe lo stesso difensore granata ad una deviazione in extremis con un tiro di piatto che sembrava indirizzato in rete.

Sugli sviluppi del corner l’ex Eintracht Francoforte alza ulteriormente l’asticella segnando a pochi passi dalla porta del Torino il suo quarto gol nelle ultime quattro gare, ma l’urlo di San Siro viene strozzato in gola dal fischio di Pasqua che correttamente ravvisa un tocco di mano di Piatek. Il punto esclamativo sul primo tempo lo mette però Krunic che di testa al 44° non trova la porta avversaria dopo essere stato ben servito dal cross di Theo Hernandez.

La pausa giova maggiormente al Torino che, fatta eccezione per un paio di accelerazioni di Rebic, esce meglio dagli spogliatoi: al 53° infatti i granata non vanno troppo lontani dal pareggio sugli sviluppi di un batti e ribatti in area che Belotti non riesce a più riprese a concretizzare. Non tarda ad anche la reazione del Milan che al 57° cerca la via del gol con la combinazione tra Castillejo e capitan Romagnoli che di testa spedisce il pallone alto di un soffio sopra la traversa piemontese. Sul più bello però il Milan si ferma e perde il suo piglio propositivo. Pioli se ne accorge e si sbraccia per scuotere i suoi, in particolare un Piatek abulico. L’incitamento dell’allenatore rossonero non basta e allora al 64° decide di estrarre dal mazzo la carta Ibrahimovic che prende proprio il posto dell’attaccante polacco, fischiatissimo dal pubblico di San Siro. La musica però non cambia perché il Torino guadagna sempre più spazi e al 70° passa in vantaggio con il “solito” Bremer che di testa capitalizza al massimo un cross di Berenguer, firmando il 2-1 e la doppietta personale. Il gol galvanizza i granata che sulle fasce si muovono creando pericoli e allora Pioli tenta il tutto per tutto gettando nella mischia anche Leao al posto di Bonaventur e Calhanoglu per Krunic.

L’assetto dei rossoneri diventa così decisamente offensivo, anche se, a mancare agli uomini di Pioli è la lucidità. Quando le speranze del Milan sembrano oramai ridotte al lumicino arriva però il guizzo di Calhanoglu che all’inizio del primo minuto di recupero griffa il 2-2 con un destro da fuori area – leggermente deviato da Djidji – su cui Sirigu non può far nulla. Le parti in un amen si invertono e al 93° il Milan va di nuovo ad un passo dalla rete sugli sviluppi di un cross basso di Leao che Ibrahimovic non devia in rete in maniera piuttosto clamorosa a due passi dalla porta granata. Lo svedese è incredulo e un minuto più tardi prova a riscattarsi con un destro che Sirigu riesce non senza fatica ad intercettare mandando la partita al supplementare.

Il pareggio in extremis galvanizza i rossoneri che al 3° minuto del primo “extra-time” ci riprova con lo scatenato Calhanoglu che da centro area non riesce a ribadire in rete un cross di Leao, trovando la buona opposizione di Sirigu. Il Torino incassa e, pur sbandando un po’ sulla corsia difensiva di destra, reagisce portandosi in attacco con Ola Aina e Belotti che però non trovano la via del gol da posizione favorevole. Le occasioni più clamorose capitano comunque ancora una volta sui piedi del Milan e in particolare di Theo Hernandez che prima, al 103°, lanciato a rete da un filtrante di Calhanoglu, trova la straordinaria replica di Sirigu e poi non riesce a ribadire in rete neppure la respinta. Il neoentrato Millico dall’altra parte cerca di replicare con grinta e generosità ma senza fortuna e così si arriva agli ultimi 15’ di gara sempre sul 2-2. Nell’ultima pausa corta Pioli si gioca anche la carta Kessie per dare maggiore equilibrio alla squadra: la mossa paga immediatamente buoni dividendi poiché sugli sviluppi della prima azione del secondo supplementare l’ivoriano serve Calhanoglu che con un potente diagonale di sinistro sigla il 3-2 trafiggendo un incolpevole Sirigu.

Passano altre due azioni e il Milan chiude definitivamente i conti grazie ad Ibrahimovic che su sponda di Leao si fa perdonare per gli errori precedenti e mette a segno il 4-2. Un montante terribile per i granata che, dopo aver rischiato di subire il 5-2 su una punizione battuta sempre dallo svedese – fermato dalla pronta risposta di Sirigu –, hanno chiuso comunque in crescendo e cercando senza fortuna quantomeno il gol della bandiera, negato dalla “Dea Bendata”.