Maradona con la maglia n. 10 dell'Argentina (Ansa)
Maradona con la maglia n. 10 dell'Argentina (Ansa)

Roma, 28 novembre 2020 - "Toccami il pallone, tanto gli faccio gol lo stesso", Maradona era immarcabile e le sue stesse ‘vittime’, difensori e portieri, oggi ne riconoscono la grandezza (ma a qualcuno brucia ancora).

Ad esempio Peter Shilton, il portiere dell'Inghilterra ai mondiali del 1986, che subì prima il gol di mano (“La mano de Dios”) e poi la rete dopo la letale serpentina del fuoriclasse tra i britannici (“Il gol più bello della storia”), neanche oggi che Diego non c’è più riesce a farsi passare la rabbia di quel giorno: “Aveva grandezza ma non sportività", ha affermato al Daily Mail. L’eliminazione dal Mondiale, poi in quel modo, resta l’incubo del portierone inglese: "E' il più grande giocatore che abbia mai affrontato. Ma quello che non mi piace è che non si è mai scusato, non ha mai ammesso di aver barato", ripete come un mantra, non solo in questi giorni, il 71enne ex estremo difensore di Nottigham Forest e Leicester. 

Shilton è l’eccezione che conferma la regola, “A parte il talento straordinario, Maradona in campo era un esempio di carisma. E aveva un cuore grande. Era amato dai compagni, perché si metteva sempre completamente a disposizione, non faceva mai pesare la sua grandezza”, sono le parole di uno dei più forti difensori di sempre, Franco Baresi, che con Diego si è scontrato parecchie volte, come ha raccontato all’agenzia Ansa l’ex numero 6 del Milan di Sacchi.

“Ed era amato dalla gente, che andava allo stadio per le emozioni che regalava”, ha spiegato l’ oggi vice presidente onorario del Milan: “Diego palleggiava con qualsiasi cosa, faceva con le arance quello che ai calciatori pareva impossibile fare con il pallone”. E dribblava e faceva impazzire i difensori, lo stesso Baresi dovette calmare un Filippo Galli fuori di sé con il campione argentino durante un Napoli-Milan. Dopo l’ennesima punizione Galli lo minacciò: 'Alla prossima ti mando in ospedale’, ha ricordato Kaiser Franz. Ma Diego raramente si lamentava, sapeva di essere il più forte: “Ci ha fatto soffrire, ci ha fatto un sacco di gol. A volte gli si faceva fallo, lui prendeva le botte ma non gli ho mai sentito fare una lamentela. In campo era leale. Se ne va un pezzo di storia”.

Paolo Maldini, che a fianco del maestro Baresi, ha dovuto faticare non poco contro il 10 napoletano, a Sky ha confessato: “I miei ricordi sono legati al campo, è stato un avversario incredibile, considerarlo nemico, per chi ama il calcio, è difficile. Lo potevi picchiare e lui non reagiva, il suo comportamento è sempre stato esemplare”.
 
La frase "Toccami il pallone, tanto gli faccio gol lo stesso" Maradona la disse al suo compagno di squadra Pecci, prima di realizzare un gol impossibile, uno dei suoi più belli (La stessa Juve lo celebra su Twitter con il video). Si giocava Napoli-Juve, novembre 1985, i partenopei battevano una punizione a due in area bianconera, la palla era attaccata alla barriera e l'estremo difensore della Juve subito dietro. Il pallone per magia entrò: “ Grazie a quel gol su punizione mi ricorderanno per cent’anni” ha riconosciuto alla Gazzetta dello Sport lo stesso Stefano Tacconi. “Devo dire che sono fiero di aver subito quel gol, ho partecipato a un capolavoro”.

Lo Zar, Pietro Vierchowod, in un’intervista a Repubblica ha voluto ribadire la sua stima per il calciatore Maradona: “Sono triste. Diego era grandissimo, il più grande della mia generazione. E soprattutto un collega vero, leale e generoso”. Il duro ma leale stopper della Samp di Vialli e Mancini, ricorda il nomignolo Hulk, affibbiatogli proprio dal Pibe de Oro dopo un tunnel:  “Tu sei come Hulk, l’uomo verde”. E conclude: “Io ne ho mercati tanti in quegli anni, a partire da Van Basten, ma lui era di un altro pianeta. Aveva la palla incollata ai piedi”.

Claudio Gentile, a suo modo, rende omaggio al “giocatore più grande di tutti”, ma anche lui ha ancora qualcosa da digerire: “Io non sono mai stato espulso, lui sì: e proprio in quel Mondiale '82”. Raccontando il duello mondiale in Spagna non frena neanche oggi le sue parole: “Parlo solo del calciatore, non giudico l'uomo: la verità è che non accettò la sconfitta, e non volle scambiare la maglia. Non si fa, al Mondiale. Mi accusò di averlo picchiato, ma non era vero”. E ne dà una spiegazione nascosta nel passato: “Maradona invece pensava di essere la ciliegina sulla torta di un'Argentina già campione nel '78: non si aspettava di essere fermato da me. Per questo non siamo mai stati amici, anche se gli ho mandato gli auguri per i 60 anni mentre era in ospedale”.

Chiudiamo la carrellata dei ricordi dalle difese con le parole di Andoni Goikoetxea, il difensore basco dell'Athletic (o chiamato anche "il macellaio di Bilbao") che ruppe una gamba a Maradona ai tempi in cui Diego giocava nel Barcellona, rischiando di far finire anzitempo le magie dell’argentino. In occasione dei 60 anni di Diego aveva raccontato che Maradona non portava rancore nemmeno per quell’entrata killer: “Una volta ci siamo presi un caffè insieme e abbiamo conversato amabilmente”, twittando che la notizia gli portava “molta tristezza. Era un genio, ed era nato per giocare al calcio. Riposa in pace Diego”.