Coverciano, 15 maggio 2018 - Nessun dubbio: Roberto Mancini s'è scelto il mestiere più difficile al mondo. Ne è consapevole, e lo dice chiaramente quando disegna la differenza tra l'essere allenatore di club o ct della Nazionale: "Se non fai bene nel club ti fischiano i tuoi tifosi, se non fai bene con l'Italia ci sono 60 milioni di persone...". Per mettere in fila i punti cruciali dell'avventura con l'Italia, partiamo da qui.

Roberto Mancini, prime parole da ct. "Richiamerò Balotelli"

LA SCELTA - Il motivo per cui ha scelto l'azzurro è una garanzia. Trovatelo voi uno che, nel mondo del pallone, rinuncia a 2 stipendi da 500mila euro e due anni di contratto a 6 milioni netti a stagione per guadagnarne due milioni l'anno (più premi) in una situazione che - se va male, diciamolo - potrebbe dare una mazzata alla sua carriera. Guardate Prandelli, che pure aveva raggiunto la finale dell'Europeo. O Ventura. Il Mancio ha pensato che fosse il momento giusto per riannodare quel filo interrotto nel 1994, quando a Stoccarda in amichevole, ruppe con Sacchi reo di averlo sostituito nella ripresa con Zola. Se la prese perché, essendo titolare Baggio, a lui toccavano le briciole e nell'occasione l'Arrigo gli tolse anche quelle. Lo diceva da quattro anni che era pentito di aver detto no al Mondiale Usa e che gli sarebbe piaciuto fare il ct. Ha dimostrato che le sue non erano chiacchiere. E ha ricordato con orgoglio di essere "l'unico giocatore ad essere stato allenato da Bearzot, Vicini e Sacchi".

L'ENTUSIASMO - Quello della gente. Il suo curriculum parla per lui: ovunque sia andato ha vinto qualcosa, ritorno all'Inter e Zenit a parte. Ha il 'fisico', l'eleganza, lo stile di comunicazione - migliorato parecchio negli anni made in England - per piacere alla gente e il pedigree per fare colpo sui giocatori. Però, dopo il crac di Ventura e il Mondiale perduto, dovrà fare bene subito per riportare entusiasmo in un ambiente depresso. Sennò saranno dolori. Brutto sottolinearlo, ma ha il vantaggio di far ripartire l'azzurro così dal basso che per andare più giù può solo scavare. "Unire la gente? E' difficile, ma si può fare vincendo, perchè i trofei uniscono", ha detto.

L'AMBIZIONE - Pronti, via e subito il massimo degli obiettivi: vincere l'Europeo perchè "chi ha vinto 4 mondiali deve competere sempre per vincere un trofeo". Sul fatto che lui sia un vincente non ci piove. Su quanto sia bravo a costruire e ricostruire - lo dimostrano le avventure con la Fiorentina e Lazio in mezzo a vicissitudini societarie drammatiche, o Inter e City, ricchi club dove però c'era da costruire un 'impianto' societario da zero, per poi vincere.

TUTTO E SUBITO - Avrà tre amichevoli: il 28 maggio a San Gallo con l'Arabia Saudita, l'1 giugno a Nizza con la Francia e il 4 a Torino contro l'Olanda che potrebbero essergli molto amiche o assai scivolose. Erano le partite che l'Italia di Ventura avrebbe dovuto affrontare per avvicinarsi al Mondiale. Saranno il primo, difficile banco di prova, soprattutto contro Francia e Olanda, squadre complessivamente superiori, almeno sul piano tecnico. Non avrà tempo per lavorare e dovrà a navigare a vista nelle nebbie, facendo con quel che ha e scegliendo tra giocatori stremati da una stagione intensa lasciando a casa infortunati eccellenti, come ad esempio Parolo, Verratti o Immobile.

BALOTELLI - Il fratellino minore (non gli dite "figlioccio" che s'arrabbia e vi risponderà che "mica c'è tutta questa differenza di età...", ridendo oviamente) del Mancio. Lo chiamerà subito, già dal match con l'Arabia. L'obiettivo è riportare Mario nelle cose del calcio italiano, magari aiutandolo a tornare in Italia (alla Roma) e rilanciarlo ai livelli di Euro 2012.

I GIOCATORI  - Dovrà lavorare con i giovani e pochissime grandi firme a livello internazionale. Lui dice che il materiale umano c'è, ma è chiaro che non sarà semplicissimo. Dovrà dosare bene i pochi giocatori esperti che ha - dal punto di vista internazionale - da Bonucci a Verratti, lo stesso Balotelli e anche Chiellini e Parolo che però sono infortunati. Mancio punterà su Romagnoli, Rugani, Caldara, a centrocampo i vari Pellegrini, Benassi, Jorginho (gli piace molto), Barella eppoi Bernardeschi, Chiesa (per cui stravede), Insigne e Verdi; in attacco, spazio a Immobile, e Belotti. giusto per fare qualche nome. Alla fine, la sua Nazionale sarà un mix tra giovani e senatori.

DONNARUMMA  - E in porta? Questione spinosissima, perchè non può certo partire mettendo l'erede di Buffon, Donnarumma, da parte. E non lo farà probabilmente. Però è vero che Donnarumma dovrà reagire subito alle brutte papere infilate contro la Juve in finale di Coppa e Atalanta. Errori pesantissimi per i destini del Milan. Sennò, è pronto Perin e il Mancio tiene d'occhio Cragno.

BUFFON - Porte aperte se vorrà giocare la partita di Torino e dare addio alla Nazionale davanti al suo pubblico contro l'Olanda. Bisognerà vedere però, se Gigi ha smaltito l'arrabbiatura per le polemiche sulla sua ultima convocazione.

I CLUB - Il rapporto ct-club è una delle spine del calcio moderno. Conte l'aveva reso quasi isterico. Ventura l'aveva costruito in modo intelligente. Il Mancio è partito con il piede giusto, sottolineando quanto i club siano importanti e come si debba rispettare un giocatore: "Se ad esempio un calciatore gioca troppo ed è stanco, lo si può anche non chiamare per un impegno chiamandone un altro", ha dichiarato poco fa. Il messaggio ai club di A è chiaro: "Collaboriamo".

IL FUTURO - Mancini è stato scelto dai commissari Costacurta e Fabbricini, con Lele Oriali, suo grande amico, 'insider' dell'operazione Mancio, e la benedizione del Coni. Tra qualche mese però, il governo del pallone chiuderà con il commissariamento e si darà una nuovo assetto attraverso le nuove elezioni presidenziali. Cambieranno molti equilibri, ovvio, e bisognerà vedere se Mancini avrà lo stesso sostegno incondizionato che ha avuto nelle ultime ore.