Pep Guardiola, allenatore del Manchester City (Ansa)
Pep Guardiola, allenatore del Manchester City (Ansa)

Losanna, 14 febbraio 2020 - Stangata della Uefa sul Manchester City. Il club britannico allenato da Pep Guardiola è stato escluso dalle competizioni europee per le prossime due stagioni (2020-21 e 2021-22). La decisione è stata presa a seguito delle violazioni da parte del City delle regole del fair play finanziario.

Ma non solo, perché oltre all'esclusione dalle Coppe, al Manchester City l'Uefa ha anche comminato una multa da 25 milioni di sterline (circa 30 milioni di euro). Ora il club inglese potrà appellarsi al Tas di Losanna. Secondo quanto riporta la Bbc, il club si è detto "deluso ma non sorpreso" e presenterà appello "il prima possibile". La socetà, annunciando la battaglia legale, lamenta come "nel dicembre 20018, il capo investigatore della Uefa anticipò iI risultato dell'indagine e le sanzioni che intendeva comminare al Manchester City". E questo "ancora prima che ogni inchiesta iniziasse".   La squadra di Guardiola è qualificata agli ottavi di finale di Champions League, dove mercoledì 26 febbraio incontrerà il Real Madrid nel match d'andata.  

Uefa

"La Camera giudicante, dopo aver esaminato tutte le prove, ha riscontrato che il Manchester City ha commesso gravi violazioni del regolamento sulle licenze e sul fair play finanziario, sopravvalutando le entrate delle sue sponsorizzazioni nei suoi conti e nelle informazioni relative al break-even presentate all'Uefa tra il 2012 e 2016". È quanto si legge nel comunicato della Federcalcio europea a proposito delle sanzioni ai Citizens. "La Camera giudicante - scrive ancora l'Uefa - ha anche riscontrato che, in violazione del regolamento, il Club non ha collaborato alle indagini sul caso da parte del CFCB".

Le tappe

La Camera investigatoria del Cfcb aveva aperto nel marzo dello scorso anno un'indagine sul club inglese "per potenziali violazioni delle regolamentazioni sul Fair Play Finanziario che sono state rese pubbliche in vari media". Il riferimento era ad alcune pubblicazioni di "Football Leaks" e alle indiscrezioni in merito a presunti contratti di sponsorizzazione fittizi per aggirare le norme sul fair play finanziario.

A maggio il deferimento, anticipato qualche giorno prima dal "New York Times" che già ventilava il rischio di esclusione dalla Champions degli inglesi. E già allora il City aveva bollato le accuse come "totalmente false", puntando il dito soprattutto verso Yves Leterme, investigatore capo del Cfcb, sostenendo che ignorava "una serie di prove inoppugnabili che sono state fornite". Per il City quel deferimento era figlio di "errori, interpretazioni errate e confusione, tutto frutto dell'assenza di un giusto processo", ritenendo il procedimento "insoddisfacente, limitato e ostile". Ecco perché oggi la punizione della Uefa viene accolta dal City come qualcosa di annunciato. Gli inglesi promettono battaglia ma Oltre Manica già ci si chiede se i soldi dello sceicco basteranno a trattenere Guardiola e gli altri big davanti alla prospettiva di due anni da spettatori in Champions.