Cesare, Paolo e Daniel Maldini (foto Ansa)
Cesare, Paolo e Daniel Maldini (foto Ansa)

Milano, 2 febbraio 2020 - Il minuto 93 di Milan-Verona è destinato a entrare di diritto nella storia del club rossonero e del calcio italiano. Già, perché Stefano Pioli, nel tentativo di vincere la partita (poi andata in archivio sul punteggio di 1-1), ha deciso di lanciare nella mischia un ragazzo dal cognome pesantissimo: Daniel Maldini, figlio di Paolo e nipote di Cesare. Un altro rappresentante della famiglia a fare il proprio debutto in serie A e con la maglia del Diavolo indosso, a distanza di 3899 giorni (31 maggio 2009, in occasione della sfida interna con la Fiorentina) dall'addio al calcio giocato dell'attuale direttore sportivo del Milan, visibilmente emozionato in tribuna al momento dell'ingresso in campo del numero 98. 

Il classe 2001, dopo le panchine con Napoli, Sampdoria e Spal, è stato finalmente scelto, esordendo in Prima Squadra 35 anni dopo il padre e 66 dopo il nonno. Rispetto ai suoi predecessori però Daniel di mestiere fa l'attaccante e non il difensore. Sono sei le reti stagionali nel campionato Primavera (più un'altra messa a segno in Coppa Italia). Un bottino che ha convinto Pioli a dargli una possibilità, concedendogli tre minuti circa contro l'Hellas. Troppo poco tempo per incidere e dare una mano concreta ai compagni, ma quanto basta per scrivere una pagina importante di storia rossonera. 

"È stato un sogno, peccato per il risultato. La prossima speriamo di portare a casa i tre punti - le parole del più giovane dei Maldini - Giocare con il Milan era un obiettivo che mi ero prefissato, ora speriamo di andare avanti così. Ho provato un'emozione forte ma mio padre mi tranquillizza".