Luis Alberto (Ansa)
Luis Alberto (Ansa)

ROMA, 16 aprile 2020 – Dopo Danilo Cataldi e Francesco Acerbi, è il turno di Luis Alberto. Il fantasista spagnolo, che a breve rinnoverà il suo contratto con la Lazio arrivando a percepire 3 milioni di euro a stagione fino al 2025, continua ad allenarsi a casa. "Quarantena? Stiamo bene, dobbiamo continuare così, quando tornerà il calcio starò al 100%. Tutti i giorni facciamo doppia sessione, alcune volte anche tripla. Lo facciamo anche per una questione psicologica. La testa è al campionato, quello che è successo non è colpa nostra. Dobbiamo continuare a fare quello che abbiamo fatto fino a febbraio per lottare per il nostro obiettivo”, le sue dichiarazioni ai canali ufficiali della società capitolina. Specialità della casa? Gli assist. Luis Alberto si è messo in evidenza per i passaggi vincenti e illuminanti che hanno permesso ai suoi compagni spesso di andare in gol. Superata la doppia cifra, guida questa speciale classifica in Serie A. “La qualità mia è quella di fare assist, grazie anche ai compagni che fanno bei movimenti, così anche il passaggio è più facile. Regalo dei compagni? Già ho detto qualcosa a Immobile, ma deve spendere più assist del Tucu Correa, è più ricco e quindi gli chiederò un Rolex (ride, ndr). Spero che faccia 40 gol e vinca la Scarpa d’Oro. Partita migliore? Non so quale sia la migliore. Alcuni hanno detto che sia stata quella di Milano contro il Milan, vinta 2-1 con gol del Tucu nel finale. Io gioco perché è quello che mi diverte, quello che volevo fare da piccolo. Non sento l’importanza di una partita rispetto a un’altra. La cosa importante sono i tre punti e stiamo lottando tra primo e secondo posto, dovremo farlo fino alla fine”.

Poi sulla stagione che a breve potrebbe ripartire: “La svolta è arrivata dopo la partita con l’Atalanta, in quella settimana delle tre partite attaccate, è cambiato tutto. L’avevo detto anche ai miei compagni: se le avessimo vinte tutte e tre avremmo fatto un grande salto in avanti. La squadra penso che sia cambiata tanto a livello di mentalità, sono tre anni che siamo tutti insieme, non c’è nessuno migliore del mister per fare questo tipo di scatto mentale. In campo siamo una famiglia, è la cosa più importante per lottare fino alla fine". Chiosa finale sulla nazionale spagnola: “Certo che penso alla Nazionale, però non cambia nulla. Sono tranquillo perché sto lavorando per questo. Quando si ricomincerà tornerò al medesimo livello e forse un po' più forte (ride, ndr)”.