Marco Parolo
Marco Parolo

Roma, 5 aprile 2020 – Aneddoti e curiosità. Marco Parolo da raccontarne ne ha molti. Sei stagioni alla Lazio, il contratto in scadenza ma che presto verrà rinnovato per un’altra stagione. Una formalità, manca solo la firma per mettere tutto nero su bianco. Un premio per la costanza, per il suo essere leader dello spogliatoio, nonostante nelle gerarchie non sia più un titolare inamovibile. Un titolare aggiunto, un ruolo da gregario, questo il suo nuovo compito, che ha accettato di buon grado, consapevole di avere davanti il centrocampo, a detta di molti, migliore d’Italia.

Il centrocampista di Gallarate si è raccontato in una lunga intervista: “Nello spogliatoio cerco di mantenere un buon rapporto con tutti. Il più simpatico forse è Radu, spesso se ne esce con battute molto divertenti. Il nostro è uno spogliatoio dove ci si diverte parecchio. Incitiamo spesso Immobile a battere il record di gol di Higuain, così poi possiamo andare tutti insieme a festeggiare. Poi c'è il mister (Inzaghi ndr) che sta dimostrando giorno dopo giorno il suo valore. E penso che il presidente Lotito negli anni abbia costruito qualcosa di incredibile, che ora sta portando a grandi risultati. Quale trofeo sento di più? Sicuramente la vittoria in Coppa Italia perché è stata frutto di un percorso durato tutta la stagione. La Supercoppa è una partita un po’ particolare, ma vincere la Coppa Italia all’Olimpico è stato bellissimo”, le sue parole a Fantamaster.

Poi ha proseguito: “Il mio idolo d'infanzia è sempre stato Steven Gerrard, anche perché sapeva scivolare bene con le ginocchia quando esultava. Era un centrocampista completo, mi faceva impazzire. La prima maglia che ho avuto da bambino? Quella del Parma, mi avevano colpito i colori gialloblu. Però quando ho cominciato a fare il calciatore sono sempre stato tifoso della squadra in cui ho giocato. Con la città di Roma c’è un legame forte: da piccolo ero milanista ma adesso mi sento sicuramente più laziale”. Ma a 35 anni è giusto riflettere sul da farsi, dice Parolo: “Ci sto pensando, l’età è quasi quella giusta. Mi piacerebbe rimanere nel mondo del calcio, però staccandomi un pochino dalla routine giornaliera di allenamenti e partita. Ho una scuola calcio dove sono nato, a Gallarate. Non riesco a essere molto presente, ma quando mi è capitato di seguire i ragazzi ho capito quanto sia bello trasmettere qualcosa ai giovani”. Chiosa finale sul suo più grande rimpianto: : “Italia-Svezia, ovviamente. Si poteva fare meglio, non saremmo dovuti uscire. Ma analizzando la doppia sfida la Svezia ha fatto un tiro in porta in due partite. Però è anche vero che se non ti costruisci la fortuna, poi il destino ti va contro”.