Maurizio Sarri
Maurizio Sarri

Torino, 17 aprile 2020 - Maurizio Sarri non è arrivato da nemmeno un anno alla Juventus, eppure questi mesi gli sono bastati non solo per prendersi a cuore la causa bianconera, ma anche per capire cosa significhi far parte di questa società. La più amata e al contempo la più detestata d'Italia, dove o si è appassionati juventini o non lo si è. "Due cose mi hanno colpito da quando mi trovo a Torino: l'amore e l'odio dai quali siamo circondati in qualsiasi zona del nostro paese - sottolinea Sari, ospite della trasmissione #ACasaConLaJuve di Juventus Tv -  Lo capisci solo quando cominci a vivere il mondo Juventus. Pensano tutti che siamo favoriti dagli arbitri, poi guardi i numeri e dicono altro". 

Il dissapore dei tifosi avversari, Sarri l'ha provato direttamente sulla propria pelle. "A Napoli, dove ho dato tutto me stesso, sono stato fischiato. A Torino, i tifosi della Fiorentina hanno intonato dei corri per insultare mia madre: questo rende bene l'idea di quanto questa società sia odiata. Ma questo porta chi c'è dentro a sentirsi ancora più 'gobbo'. C'è anche da dire che, ovunque andiamo, una buona fetta di stadio fa il tifo per noi. Dal punto di vista del clima che si respira in occasione di una partita, il calcio di Premier League un po' mi manca - afferma l'allenatore bianconero - Non ho mai sentito un coro contro. Questo si ripercuote su quello che poi accade fuori dallo stadio". 

Riguardo alla sua esperienza in Inghilterra, Sarri svela un altro aneddoto. "Ho avuto un rapporto conflittuale con lo spogliatoio del Chelsea per cinque mesi. Poi, dopo la finale vinta di Europa League, ho comunicato ai ragazzi che sarei andato via: mi sono messo a piangere e così anche loro". Questo a testimonianza di come il tecnico nativo di Napoli sia persona vera e stimata. "Con tanti miei ex giocatori ci sentiamo ancora per parlare di calcio e di vita. Più il livello si alza, più è difficile costruire un rapporto umano. Ci vuole maggiore tempo". 

Quel tempo che adesso non manca a Sarri. "Ho riguardato un po' delle nostre partite, ma sto anche staccando la spina, visto che in questo momento c'è l'idea che passeremo l'estate giocando. Fra la fine di questa stagione e l'inizio della prossima faremo circa 14 mesi consecutivi, quindi è giusto pensare anche ad altro. Il primo viaggio post Coronavirus? Spero a Roma per la finale di Coppa Italia, poi qualsiasi tappa europea perché vorrebbe dire che saremmo andati avanti in Champions League".