Andrea Pirlo (Ansa)
Andrea Pirlo (Ansa)

Torino, 9 agosto 2020 - Cinque anni, due mesi e altrettanti giorni. E' il tempo trascorso dall'ultima partita giocata da Andrea Pirlo con indosso la maglia della Juventus alla sua nomina come nuovo allenatore dei bianconeri. L'ex centrocampista usciva in lacrime dal terreno di gioco dell'Olympiastadion di Berlino nella notte del 6 giugno 2015, in occasione della sconfitta in finale di Champions League con il Barcellona. Le strade del 'Maestro' e della Vecchia Signora tornano a incrociarsi dopo un'altra delusione europea (chiamiamolo pure fallimento) e nel modo più inaspettato possibile. Alzi la mano infatti chi avrebbe potuto pensare che, a poco più di una settimana dall'arrivo di Pirlo sulla panchina dell'Under 23, Andrea Agnelli decidesse di affidargli addirittura la guida della prima squadra.

Invece, una volta esonerato Maurizio Sarri, la società ha atteso appena qualche ora prima di annunciare il successore. Una mossa agli antipodi rispetto alla gestione dell'estate scorsa, quando dall'addio di Massimiliano Allegri all'approdo di Sarri passò addirittura un mese. Segno di come Agnelli già ci stesse riflettendo su: questa volta il numero uno ha voluto muoversi davvero in prima persona, un po' come successo con Antonio Conte. Ma è innegabile che il presidente si sia contraddetto scegliendo Pirlo: per lui aveva preannunciato un percorso a tappe che avrebbe potuto portarlo un giorno sulla panchina della Juventus, ma che avrebbe dovuto meritarselo con il lavoro con l'Under 23.

Ebbene, il campione del mondo nel 2006 con l'Italia queste tappe le ha bruciate, ma per volontà della proprietà, che si è presa un enorme rischio. Pirlo, a detta dei dirigenti bianconeri, ha tutto per diventare un grande allenatore, ma quel che non possono negare è che gli manchi l'esperienza, fondamentale per questa professione. Da 'Maestro' del centrocampo a 'Maestro' della panchina il passo infatti non è per nulla breve. In suo favore però Pirlo, a differenza ad esempio di Sarri, prima di cominciare questa straordinaria avventura ha la piena consapevolezza di cosa lo attende, conoscendo le dinamiche e i valori che vigono nell'ambiente juventino. Sulla sua capacità di gestire i calciatori, fra cui alcuni ex compagni di squadra, e sulle idee tattiche, sarà il campo a giudicarlo.

A proposito, ma quale sarà lo schema che il nuovo allenatore adotterà? Probabilmente il 4-3-3, almeno ascoltando le parole pronunciate dallo stesso Pirlo in occasione di una chiacchierata con Fabio Cannavaro durante il lockdown. "Dipende dai giocatori, però sarei per il 4-3-3 tutti avanti e via. Vorrei un grande possesso palla, te la faccio girare anche dietro la panchina - la battuta - Dipende dalla rosa. Magari ti accorgi che i giocatori che pensavi fossero in un modo, invece sono in un altro. A quel punto ti devi adattare. Se ti imponi, perdi tempo e loro non rendono quanto dovrebbero".