In dieci anni di fortunata gestione, Andrea Agnelli non ha mai cacciato un allenatore a stagione in corso. E non comincerà a farlo ora. Alla Juventus di Delneri - quella di Diego e di Krasic, per capirci - fu concesso di trascinarsi fino al termine del campionato. Gigione parcheggiò la macchina al settimo posto, fuori dalle righe blu dell’Europa. "Grazie mille, qua le chiavi". Il volante ad Antonio Conte, il resto è storia. La buona notizia per Maurizio Sarri è che le chiavi può tenerle ancora in tasca. Avrà tempo fino al termine della stagione per giocarsi tutte...

 

In dieci anni di fortunata gestione, Andrea Agnelli non ha mai cacciato un allenatore a stagione in corso. E non comincerà a farlo ora.

Alla Juventus di Delneri - quella di Diego e di Krasic, per capirci - fu concesso di trascinarsi fino al termine del campionato. Gigione parcheggiò la macchina al settimo posto, fuori dalle righe blu dell’Europa. "Grazie mille, qua le chiavi". Il volante ad Antonio Conte, il resto è storia.

La buona notizia per Maurizio Sarri è che le chiavi può tenerle ancora in tasca. Avrà tempo fino al termine della stagione per giocarsi tutte le cartucce. La cattiva è che gliene restano davvero poche. La seconda buona l’ha sprecata mercoledì sera nella maniera più beffarda che la sorte gli potesse apparecchiare: contro il "suo" Napoli e per giunta giocando male. Una specie di legge del contrappasso per lui che sotto il Vesuvio aveva incantato con un calcio "mille culure".

Seconda finale persa e secondo processo durissimo. In Supercoppa con la Lazio, la sua Juve era stata dominata dall’inizio alla fine. Mercoledì sera, all’Olimpico, il Napoli ha scorazzato con la stessa leggerezza. Un palo e un Gigi Buffon formato 2006 hanno portato la partita ai rigori, dopo che ai punti gli azzurri di Rino Gattuso avevano strameritato. Così al fischio finale, mentre De Laurentiis e compagnia festeggiavano come quando una dannata ex incappa in una sciagura, attorno a Maurizio sono calati il gelo e solitudine.

Già perché Sarri ora appare triste, solitario e (quasi) final. Gli resta un finale di stagione per salvare una panchina che va lentamente alla deriva, trascinata dalle onde del malcontento generale. Di una dirigenza che si sente "tradita" dalla rivoluzione tecnica non avvenuta e da una piazza che non è riuscita mai ad andare veramente oltre lo scetticismo per uno che fino all’altro ieri indossava l’armatura del nemico. Gli restano il campionato e l’Europa, ma soltanto quest’ultima potrà salvare una panchina mai così traballante in ottica della prossima stagione.

Ieri su Twitter spopolavano gli hashtag con protagonista Allegri. Sì propio quello dei 5 scudetti su 5, quello che diceva: "Giocare a calcio è molto semplice, ma tra giocare bene e vincere c’è una linea sottilissima". E su quella linea Maurizio Sarri sta camminando con l’incertezza di un trapezista al quarto bicchiere di rosso. Un ritorno di Max è da escludere: il suo tempo a Torino era e resta esaurito, all’orizzonte c’è l’estero. Ma che Agnelli stia facendo grosse riflessioni non ci sono dubbi. Guardiola e Klopp i sogni, Simone Inzaghi la più probabile delle realtà, forte anche della grande amicizia con Paratici, l’altro che in questa strana storia si gioca tanto. Fu lui a portare Ronaldo, oggi il più scontento tra gli scontenti. "Non può fare miracoli - , scriveva ieri la sorella di CR7 su Instagram -. Come si fa a giocare così?". Come si fa a darle torto?.