Il veleno nella Coppa. Novanta minuti di tensione sul campo, ma nervi tesissimi anche all’esterno del rettangolo verde. L’immagine di Andrea  Agnelli che lascia le tribune inveendo contro qualcuno trova risposte davanti ai microfoni nel post partita. A Conte qualcuno fa notare che fonti Juve riferiscono di un alterco fra l’allenatore nerazzurro e il numero uno bianconero al termine del primo tempo, ma Conte non ci sta e replica deciso: "Le fonti Juve dovrebbero raccontare la verità... e spero che il quarto uomo abbia sentito tutto". In realtà l’unica cosa che si percepisce è il labiale poco oxfordiano di Agnelli: "Bisognetebbe essere più educati", chiosa il nerazzurro preferendo sorvolare sui dettagli. Dai dolori sul campo ai problemi societari. Duecento milioni per...

Il veleno nella Coppa. Novanta minuti di tensione sul campo, ma nervi tesissimi anche all’esterno del rettangolo verde. L’immagine di Andrea  Agnelli che lascia le tribune inveendo contro qualcuno trova risposte davanti ai microfoni nel post partita. A Conte qualcuno fa notare che fonti Juve riferiscono di un alterco fra l’allenatore nerazzurro e il numero uno bianconero al termine del primo tempo, ma Conte non ci sta e replica deciso: "Le fonti Juve dovrebbero raccontare la verità... e spero che il quarto uomo abbia sentito tutto". In realtà l’unica cosa che si percepisce è il labiale poco oxfordiano di Agnelli: "Bisognetebbe essere più educati", chiosa il nerazzurro preferendo sorvolare sui dettagli.

Dai dolori sul campo ai problemi societari. Duecento milioni per terminare la stagione e salvare il club da clamorose ripercussioni, che potrebbero essere non solo economiche. Il gruppo Suning non ha tantissimo tempo a disposizione: le scadenze di febbraio e marzo incombono e vanno rispettate, dagli stipendi di calciatori e staff tecnico (gennaio e febbraio), al saldo degli interessi sui “bond“ fino al pagamento della prima rata da 13 milioni da versare al Real Madrid per Hakimi. Quest’ultima preoccupa di più, perché di mezzo ci sono le licenze Uefa e possibili sanzioni da parte dell’organismo europeo nel caso in cui gli impegni non venissero onorati. Oltre ad un pericolosissimo danno d’immagine. Ecco perché la proprietà cinese sta trattando su più tavoli: da un lato con fondi internazionali interessati all’acquisto di quote societarie, dall’altro con le banche, tentando di ottenere quel finanziamento che le consenta di rialzarsi e andare avanti fino a novembre (meglio se con uno scudetto in più). Non un giorno in più.

Una cosa è certa: al momento il colosso di Nanchino ha il veto assoluto di far transitare denaro sull’asse Cina-Italia. Perciò, dopo un primo tentativo di rivolgersi a istituti di credito italiani (pista abbandonata), adesso Zhang Jindong sta discutendo con gruppi finanziari internazionali, come confermato dal Sole 24 Ore. A condizioni però diverse: ottenere più liquidità ma con un tasso d’interesse che non superi il 10%. Il problema è che l’Inter ad oggi ha già sulle spalle oltre 400 milioni di debiti finanziari, tra cui 375 milioni su bond in scadenza nel 2022.

E, come detto, fine marzo è il termine ultimo per il pagamento degli interessi sulle emissioni (pare ci sia una clausola secondo cui Goldman Sachs potrebbe subentrare in caso di mancato versamento di una rata degli interessi dei due bond). Dunque, per ottenere un finanziamento di così rilevante importanza (che in futuro graverebbe poi sul bilancio dell’Inter e probabilmente non dei cinesi), potrebbe essere necessario per Suning fornire ulteriori garanzie, che non siano quelle sulle azioni della società nerazzurra.

Anche perché, come si ricorderà, lo scorso 4 dicembre Zhang Jindong ha dato in pegno ad Alibaba diversi assetti della Suning Holding Group (tra cui la stessa Inter, controllata tramite un “veicolo“ lussemburghese) in cambio di 126 milioni. Nel frattempo resta aperta la trattativa con Bc Partners che nelle prossime ore presenterà l’offerta superiore alla prima (di circa 750 milioni debiti inclusi), ben sapendo che dopo un eventuale ingresso in società la prima operazione sarebbe quella di un aumento di capitale di 200 milioni. per garantire la continuità aziendale.

C’è poi un altro interlocutore con cui la Proprietà nerazzurra prova a dialogare: Fortress, il gruppo USA che ha già provato a entrare nell’operazione Serie A-fondi. Le risorse, che ammonterebbero a 150-200 milioni, sarebbero una soluzione-ponte che potrebbe permettere a Suning di arrivare a fine stagione rispettando tutte le scadenze. Al momento lontanissima l’ipotesi di un intervento “italiano“: "Largo ai giovani. Non ci pensiamo nè io nè Moratti", ha tagliato corto l’ex patron Ernesto Pellegrini rispondendo a TMW Radio.