Moise Kean (Lapresse)
Moise Kean (Lapresse)

Firenze, 25 marzo 2019 - Riflessi azzurri che si rivelano fra ricordi e speranze. La giovane Italia di Mancini ha risvegliato nella memoria di molti la prima di Bearzot, infarcita di talenti appena sbocciati, che prima stupì nel 1978 in Argentina, poi ballò sul mondo in Spagna quattro anni dopo. C’erano Rossi, Cabrini, Gentile, Antognoni e Tardelli tra i ragazzi terribili che hanno scritto la storia, e c’era anche Ciccio Graziani. 

Graziani, ora possiamo sognare nuovamente con la Nazionale?

"Dobbiamo ancora aspettare, si rischiano paragoni arditi. Però Mancini ha trovato un bel mix con giovani interessantissimi schierati assieme allo ‘zoccolo duro’. Può esserci un futuro importante per questa Italia. Ci favorisce il fatto di non avere avversari troppo impegnativi verso gli Europei. I ragazzi potranno fare ulteriore esperienza". 

Kean di anni ne ha pochi ma brucia le tappe. 

"E’ già un partrimonio straordinrio del nostro calcio. Ha fatto vedere qualità tecniche super. Ma impressiona soprattutto la sua forza esplosiva: se Boksic ai suoi tempi era un ‘Intercity’, allora lui è un ‘Frecciarossa’. Se non si monta la testa, allenandosi con Ronaldo potrà crescere ancora tantissimo".

C’è chi lo immagina in una coppia d’attacco con Balotelli... 

"Con tutto il rispetto per Balo, adesso puntiamo su Kean. E’ lui il nuovo Balotelli".

Il problema del gol in azzurro però non sembra del tutto risolto. 

"Ma abbiamo tanti giocatori di qualità in avanti. Bernardeschi è ottimo come esterno e non solo. Chiesa è un grande talento, per me è un tornante classico. Lo stesso Immobile è un riferimento. Insigne con il suo estro può fare la differenza. Senza contare poi Pellegri, Cutrone e Belotti, che va recuperato del tutto e può dare tanto". 

E negli altri reparti come va?

"C’è di che essere ottimisti, perché ricordiamo che anche in difesa i talenti in Italia non mancano. Pensiamo a Romagnoli, Rugani, Caldara e Mancini per il dopo Bonucci-Chiellini. E poi ora c’è anche Zaniolo a centrocampo, ma bisogna trovargli una collocazione precisa".

Che consiglio darebbe a Mancini?

"Io giocherei con un solo playmaker, non metterei insieme Jorginho e Verratti". 

Qual era il segreto dell’Italia di Bearzot?

"C’erano campioni che sapevano fare tutto. Se penso a Cabrini, Tardelli, Gentile, Oriali, Antognoni... Giocatori che potevi mettere in ogni ruolo, e che trovavano sempre il colpo vincente".

Capitolo Champions. La Juve resta tra le sue favorite?

"L’avevo messa insieme a Barcellona, Real, Manchester City tra le candidate a vincere e la mia opinione con cambia. Attenzione anche al Liverpool, ovvio. Ronaldo è il valore aggiunto per Allegri. E la squadra ora ha ancora più consapevolezza. Però la Champions la decidono anche gli episodi". 

Torniamo a parlare di attaccanti. Come commenta il caso Icardi?

"Non so perché gli abbiamo tolto la fascia in quella maniera. Wanda Nara qualche dichiarazione un po’ fuori luogo l’aveva fatta, ma era troppo poco per un provvedimento del genere. Ci deve essere stato qualcos’altro, se si è arrivati a questo scontro con un attaccante che ritengo tra i tre migliori al mondo, nel gioco dentro l’area". 

Chi vede favorito nel duello delle milanesi per i posti in Champions?

"Difficile dirlo. Senz’altro il Milan ora è più sereno e ha un’identità di gioco più forte, anche se l’Inter ha una qualità complessiva superiore. Il terzo posto se lo giocano loro".

Come può tornare grande il nostro calcio?

"Deve liberarsi dai troppi tatticismi. Il gioco si è velocizzato tanto, ma bisogna liberare il talento".