Italia, Gianluigi Donnarumma (Ansa)
Italia, Gianluigi Donnarumma (Ansa)

Roma, 16 novembre 2021 - E va bene, adesso scendiamo all'inferno. Laggiù dove a marzo ci giocheremo gli spareggi con tipacci tipo Ibra o Cristiano Ronaldo, giusto per ricordare chi ci sarà e con chi dovremo fare i conti. Mai avremmo immaginato ma tant'è. E adesso bisogna capire cosa manca e, quindi, cosa serve a questa Nazionale per ritrovare quel filo azzurro che s'è spezzato dopo il trionfo di Wembley.

Ps: siamo italiani e adesso tutto ci sembra da buttare, allontanare, non convocare, cambiare. Ma non è così, evidentemente.

1) Il centravanti

Da Balotelli, che doveva essere l'architrave del progetto di Mancini, fino a Belotti: in tre anni e mezzo non è venuto fuori quel numero nove che ci si aspettava e che serve come il pane. Quello che ti risolve le partite. Immobile non è l'ideale di attaccante per come la vede Mancini. Al ct non si può imputare davvero nulla perché le ha provate tutte, dai giovani (Raspadori, Kean) ai più anziani (Caputo, Quagliarella), fino a quelli che s'impennano e poi tornano nel limbo (Lasagna, Pavoletti). Il ct ha dragato il nostro campionato con perizia certosina ma la realtà è che, tolto Immobile che alla fine il suo lo fa, il resto è – oltre al fatto che si spera maturino bene e in fretta Raspa, Scamacca e Lucca - mediocrità o prestazioni deludenti, come quelle di Belotti contro Svizzera e Irlanda. E' sufficiente ricordare qualche recente esempio azzurro come Luca Toni o Bobo Vieri, giocatori che non hanno trovato eredi, per capire che razza di mancanza ci sia là davanti.

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2) Il 'Chiellini'

Anni e anni di Nazionale e siamo ancora lì, con i 'Meravigliosi Bastardi' dell'Europeo di Francia - così come li definirono i giornali transalpini per tratteggiarne il rendimento da eroi tarantiniani - Buffon, Barzagli, Bonucci e Chiellini. Se l'età ha fatto il suo inesorabile lavoro con Buffon e Barzagli, ora lo sta facendo anche con il Chiello. Senza di lui Bonucci è meno Bonucci. Via via hanno fatto flop i tanti presunti eredi di Chiellini nella Juve e anche in Nazionale come Romagnoli e Rugani o, ancor prima, Ogbonna. E sarebbe ingiusto chiede a un difensore 'normale' come Acerbi di travestirsi da Chiellini. Là dietro serve uno come lui o alla Cannavaro, di quelli che chiudono la difesa e buttano la chiave. Quindi, come si diceva una volta negli annunci sui giornali: A.A.A.A. cercasi un Chiellini per la difesa azzurra.

Giorgio Chiellini (Ansa)

3) Il coraggio

Ne avevamo da vendere e lo abbiamo speso alla grande per tre anni, dalle prime apparizioni azzurre fino al trofeo più bello alzato in faccia agli inglesi a casa loro. Da lì in poi però, abbiamo perso il feeling con il digrignar di denti davanti al nemico. Anche con l'Irlanda c'è stata poca presa di responsabilità in questo senso. I giocatori abili nell'uno contro uno ci hanno provato zero o quasi.

4) La spensieratezza

Ovvio che giocare da campioni d'Europa in carica riempia la testa di pensieri pesanti. Un conto è correre liberi e leggeri, un altro è scendere in campo con l'avversario che ti aspetta e moltiplica le forze perché fermare i campioni è sempre una medaglia. Si vede chiaramente: il titolo continentale non ha solo scaricato fisiologicamente la squadra, ma gli ha creato un senso di responsabilità rispetto al risultato evidentemente schiacciante.

5) Verratti

All'Europeo, dove tutto era magico e chiunque entrasse in campo se la giocava alla grandissima – da Locatelli a Pessina fino a Cristante – ci siamo illusi che in fondo, sì dai, il Parigino è forte ma in fondo anche chi lo sostituisce non è che sia così lontano. E invece le ultime partite hanno ridisegnato una differenza che è nelle cose del pallone e nell'indiscutibile differenza di pedigree. Verratti è un giocatore di livello mondiale e, per caratteristiche tecniche e tattiche, senza un sostituto nel gruppo di Mancini. Ci serve il miglior Verratti per gli spareggi di Marzo, questo è chiaro.

Marco Verratti (Ansa)

6) Mancini

Fino a Wembley tutto quel che ha toccato è diventato oro. Poi la magia è finita all'improvviso e anche il fato in contromano ci ha messo del suo, giusto per ricordare i due rigori decisivi sbagliati da Jorginho. Contro la Svizzera ha sbagliato a non schierare subito perlomeno Berardi, contro l'Irlanda forse, meglio lanciare Scamacca o la va o la spacca (fa pure rima) che mettere in campo quel che resta del Belotti che fu.

7) La salute

Mancini è stato tormentato dagli infortuni, letteralmente. Verratti, Sensi, Pellegrini, Zaniolo, Chiellini, Immobile e giusto per citare i big. Un'ecatombe continua che non poteva non influire sul cammino mondiale. Per marzo, si dia fondo a tutti i gesti apotropaici conosciuti.