Alessandro Antonello

Milano, 11 ottobre 2018 – Una Inter in netta ripresa sul campo, ma anche una che continua a lavorare per espandersi a livello societario. C’è un mercato, quello asiatico, da dragare e sondare, sfruttando ovviamente il marchio Suning. Di questo e di altro ha parlato oggi allo Sport Business Summit il Ceo del club nerazzurro Alessandro Antonello.

EVOLUZIONE A MEDIA COMPANY – L’Inter ormai non si può considerare solo un club sportivo, ma una entità diversa, dal recinto di azione decisamente maggiore. Coinvolgimento dei tifosi e del mercato asiatico, per Antonello ci si avvicina ad una media company: “Il primo obiettivo è avvicinare sempre di più i nostri fan in Cina, mercato dove siamo cresciuti anche come sponsor – ha affermato – Su questa scia il club sta evolvendo da un modello puramente sportivo ad una media company, cercando di lanciare e sviluppare sempre di più l’Inter Media House in modo tale che i nostri fan possano beneficiare di contenuti sempre maggiori”.

SUNING FONDAMENTALE – Il club da tre anni lavora per diventare un brand globale, ma con il punto fermo ovviamente ancora al campo e ai giocatori. Non si può di certo trascurare l’aspetto sportivo di un club di calcio. Su tutti i punti di vista c’è stato il grosso aiuto della proprietà di Suning: “Abbiamo lavorato duramente negli ultimi anni per far diventare l’Inter un brand globale – ha ammesso – Suning è una proprietà forte e ci ha supportato nel raggiungimento di tutti gli obiettivi che avevamo in mente. Gli sponsor sono aumentati e come club siamo concentrati sul mercato asiatico, ma il nostro asset principale sono ovviamente i calciatori. Sotto questo punto di vista, uno dei punti di discussione all’Eca è il calendario internazionale; vogliamo preservare i giocatori”. Una società, l’Inter, votata alla modernità. Un concetto che Antonello ha voluto illustrare in questo modo: “Il calcio del futuro in poche parole chiave penso possa essere definito come un equilibrio tra risultati e profitti, auto sostenibilità e diventare sempre di più non solo una industria sportiva ma anche una media company”.