Il primo aspetto a sfavore dell’Inter in vista della gara con il Getafe è che gli spagnoli hanno avuto molto più tempo per prepararsi alla sfida di Gelsenkirchen, ottavi di finale di Europa League. La Liga è terminata il 19 luglio, con un netto calando della formazione di Bordalas rispetto ai tempi dell’impresa contro l’Ajax in febbraio. Alla fine è arrivato un ottavo posto, complice il calo di condizione di qualche punto di riferimento. La filosofia è rimasta la stessa: prima non prenderle, tante botte, molto contropiede. Un muro difficile da valicare...

Il primo aspetto a sfavore dell’Inter in vista della gara con il Getafe è che gli spagnoli hanno avuto molto più tempo per prepararsi alla sfida di Gelsenkirchen, ottavi di finale di Europa League. La Liga è terminata il 19 luglio, con un netto calando della formazione di Bordalas rispetto ai tempi dell’impresa contro l’Ajax in febbraio. Alla fine è arrivato un ottavo posto, complice il calo di condizione di qualche punto di riferimento. La filosofia è rimasta la stessa: prima non prenderle, tante botte, molto contropiede. Un muro difficile da valicare persino per il Real di Zidane, che giusto un mese fa ha vinto a fatica 1-0.

Per contro, l’Inter ha a che fare con le sfuriate di Conte nei confronti della dirigenza, ma viene dal secondo posto conquistato grazie a tre vittorie consecutive e quattro clean sheet di fila. Le ultime due avversarie, Napoli e Atalanta, hanno mezzi nettamente superiori a quelli del Getafe.

Ciò non significa che la vittoria è scontata, perché nulla lo è, ma la squadra sta rispondendo. Solida la difesa, prolifico l’attacco. E ancora si è visto ben poco di quel che può fare Christian Eriksen, di rado ai livelli ammirati negli anni del Tottenham. Chissà che il palcoscenico di alto livello non ne stimoli determinazione e creatività, dato che i mezzi tecnici certo non mancano al giocatore danese, i cui alti e bassi hanno però spinto all’utilizzo (con buoni effetti) di Borja Valero nel ruolo di raccordo tra il centrocampo e le punte.

Andare avanti in Europa League vorrebbe dire confermare il buon lavoro emerso nel finale della Serie A e rimandare il faccia a faccia tra tecnico e dirigenza, previsto solo una volta che le partite saranno terminate. Se si andrà fino in fondo, vuol dire avere una ventina di giorni per preparare il tavolo del confronto. Argomenti di cui parlare ce ne saranno diversi. L’allenatore ha garantito che la sfuriata post-Atalanta nulla ha a che fare con il mercato, ma essendo la futura sessione alle porte sarà impossibile non ritagliarsi una finestra in merito. Certamente si parlerà di come gestire la prossima annata a livello comunicativo, sapendo che “smussare” qualche angolo dei comportamenti di Conte è impresa complicata. Ma se il tecnico non verrà accontentato non è escluso che decida di salutare, aggiungendo un altro tassello a una carriera in cui a fianco delle vittorie non sono mancate le incomprensioni con i club di appartenenza.

L’Europa League, in tal senso, può essere un supporto per l’allenatore (qualora si porti a casa il trofeo) o per la proprietà, che riconosce l’ottimo lavoro svolto ma non ha comunque potuto festeggiare alcun successo al momento. La famiglia Zhang, se sarà il caso, farà valere i 12 miloni annui di contratto fino al 2022. A quel punto lo strappo dovrà passare per forza da una decisione unilaterale dell’ex c.t.