Antonio Conte
Antonio Conte

Milano, 4 giugno 2021 – E’ stato l’artefice del ritorno al successo dell’Inter dopo esserne stato il carnefice per tre anni alla Juventus. Antonio Conte si è separato dai colori nerazzurri dopo due anni, uno Scudetto, un secondo posto e una finale di Europa League, forse per approdare al Tottenham, ma c’è stato tempo per una ultima intervista italiana con Diletta Leotta a Dazn. Conte ha ripercorso le tappe del diciannovesimo Scudetto interista.

Ritornati in vetta dopo due anni

Si parte dall’inizio, ai giorni della firma nell’estate 2019: l’idea è riportare l’Inter in cima in tre anni. Conte ce ne ha messi di meno, ha iniziato subito sfiorando il successo: “Non mi sono mai accontentato delle situazione comode – le parole di Conte – Ho scelto la situazione più difficile e il progetto era triennale per riportare l’Inter ad avere ambizione. Il fatto di aver vinto dopo due anni è stata una grande cosa e l’Inter è tornata a giocarsi obiettivi importanti”. Poi i piani di autofinanziamento, o forse ridimensionamento, di Suning e la decisione di lasciare nonostante un altro anno di contratto.

Momento decisivo? Il sorpasso

Ma quando l’Inter ha messo la freccia per lo Scudetto? Sicuramente nel momento del sorpasso al Milan che a metà stagione era campione d’inverno: “Quando abbiamo superato il Milan dovevamo reggere la pressione – ha spiegato Conte – E’ stato il momento decisivo, da cacciatore diventi lepre e da lì in avanti tutto dipende dai tuoi risultati. Vincendo metti pressione a tutti”. Poi è arrivata la grande accelerazione Inter con un filotto impressionante di risultati nel girone di ritorno: “Potevamo avere un po’ di ansia per il primo posto, invece abbiamo accelerato – la chiosa di Conte – Credo che gli avversari dopo il sorpasso abbiano fatto fatica perché noi continuavamo a vincere, siamo stati bravi a mettere pressione”. Si passa poi al rapporto con i giocatori, con cui Conte è diretto e schietto: “Penso che una brutta verità sia meglio di una bella bugia, perché con la verità puoi costruire qualcosa e il giocatore apprezza la sincerità. Magari uno può rimanerci male all’inizio ma poi c’è sempre una riflessione e un miglioramento”. Sul futuro, invece, Conte è rimasto vago: “Mi piacerebbe fare una esperienza all’estero, magari in America”.

 

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