L'abbraccio Insigne-Gattuso (Ansa)
L'abbraccio Insigne-Gattuso (Ansa)

Napoli, 27 gennaio 2020 - Dal 19 ottobre al 27 gennaio: tanto è stata lunga l'attesa dei tifosi azzurri per tornare a festeggiare in campionato una vittoria interna. Mai come in questo caso, la pazienza è stata ripagata: l'incantesimo si è rotto contro l'acerrima rivale Juventus dei fischiatissimi ex Sarri e Higuain, mentre i beniamini di casa hanno raccolto solo applausi. Proprio come ai vecchi tempi.

LE 3 PEDINE CHIAVE - In effetti era da un bel po' che al San Paolo non si respirava quest'aria di festa legittimata dalla prova di spessore dei partenopei, che hanno ritrovato la spina dorsale. No, non è un modo di dire: nel trio Manolas-Demme-Insigne risiede il segreto del successo ai danni della capolista, incapace addirittura di scoccare un tiro nello specchio nel corso del primo tempo come mai accaduto in stagione. Il greco ha messo la museruola a clienti difficili come Alex Sandro, Higuain e Cristiano Ronaldo, se si esclude l'imbucata subita a ridosso del recupero che ha fruttato al fuoriclasse portoghese l'ottava rete consecutiva in campionato all'interno del suo periodo magico. Rendimento recente dell'ex Roma alla mano, la provocazione nasce spontanea: sarà mica che Manolas gioca meglio senza la presenza ingombrante e quest'anno spesso dannosa di Koulibaly? La risposta arriverà con l'imminente ritorno in campo del senegalese, mentre non desta più stupore la solidità di Demme: il tedesco di origini italiane non avrà i piedi di Jorginho ma ha quella concretezza di cui il Napoli necessitava urgentemente nel caos di un centrocampo senza padrone. E poi c'è Insigne, che nella notte della tragica scomparsa di Kobe Bryant decide di onorare il numero 24 con una prestazione da capitano e leader tecnico, come in effetti era già emerso in quella Coppa Italia che si è rivelata davvero una manna dal cielo per il Napoli, insieme alle idee chiare e decise di Rino Gattuso.

LA MOSSA CHIAVE - L'allenatore calabrese ha in parte accantonato la proverbiale aggressività che chiede alle sue squadre appannaggio di una strategia più accorta che si è rivelata vincente: meno pressing per evitare di spianare la strada al possesso palla della Juventus, che si è trovata di fronte una formazione arroccata a protezione di un risultato positivo voluto, cercato e ottenuto. Solo così gli azzurri hanno fermato l'emorragia interna fatta di 4 ko consecutivi subendo sempre almeno 2 gol e in generale di 6 gare casalinghe senza vittoria. E hanno scelto l'appuntamento più atteso per farlo.