Francesco Totti
Francesco Totti

Roma, 22 aprile 2020- Francesco Totti ormai è diventato il re indiscusso dei social: quasi ogni sera l'ex capitano della Roma invita vari personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo a lunghe chiacchierate, per la gioia dei suoi seguaci che partecipano con commenti e domande. Questa volta è stato il turno dell'attore Salvatore Esposito, con il quale ha ripercorso parte della sua carriera e parlato largamente anche del futuro.

Ed è proprio a lui che Totti racconta ciò che ha intenzione di fare dal punto di vista lavorativo quando l'emergenza sarà conclusa: "Il mio nuovo percorso si basa sul cercare nuovi talenti. A me il nome procuratore non mi piace e non voglio farlo. Vorrei trovare un altro Totti, un altro Cannavaro. Spero di trovarne tanti ma non sarà facile. Sto cercando in tutto il mondo, mi informo. Spero che questo nuovo ruolo mi porti questi risultati. L’occhio per vedere il talento ce l’ho, ma non voglio fare il presuntuoso. Mi basterebbe veramente poco. Io guardo la posizione del corpo, lo stop, come calcia con entrambi i piedi, il posizionamento. Per questo punterò di più sui giovani. Mi piace farli crescere come vorrei io. Poi ho sbagliato anche io certe volte ma so come gestire un giovane. So cosa gli posso insegnare. Sembrano cavolate ma sono cose importanti. Non faccio nomi di giocatori che stiamo seguendo perché sennò me li portano via. Anche in Serie B e Serie C ci stanno".

Nel corso della lunga chiacchierata non è mancata anche una piccola parte dedicata al suo ritiro dal calcio: "Non volevo smettere perché mi sentivo ancora bene, sia fisicamente che mentalmente. Non sono il tipo che va dalla società e dice ‘Devo giocare’. Il rettangolo di gioco parlava. Quello decideva tutto. Io ho sempre voluto allenatori più forti e giocatori più forti. A Roma purtroppo le possibilità economiche non erano quelle delle altre società. Io ho incassato perchè alcune volte l’ho detto. Non volevo smettere e mi hanno fatto smettere, quello è vero. Mi sentivo bene. Anche se giocavo poco facevo parte del gruppo. cercavo di tamponare un po’ la piazza e di aiutare nel mio piccolo. Io ho voluto indossare un’unica maglia per rispetto dei tifosi. Indossarne un’altra per un anno o due non mi cambiava niente. Quello che ho fatto io in 25 anni è difficile ripeterlo. De Rossi ha fatto una scelta ed è giustissima. Lui ha voluto continuare poi dopo 6 mesi ha smesso. Anche la mia decisione è rispettabilissima".

Curioso invece è l'aneddoto di Totti sull'interesse del Real Madrid, l'unica squadra che era riuscito a tentarlo nella sua carriera da giocatore: "C’è stato un momento in cui stavo prendendo la decisione di andare. Mancava un tassello. Era l’unica squadra con cui avrei cambiato. L’amore della gente, gli amici, la famiglia, mi hanno fatto riflettere. Il trofeo più grande è di avere indossato solo la maglia della Roma. Dentro di me ho vinto tutto quello che c’era da vincere. Nessuno mi potrà togliere questa cosa". Per quanto riguarda gli anni passati alla Roma, uno dei ricordi riaffiorati nel corso della diretta è il rapporto con Zeman e il suo metodo di lavoro: "Lui sotto quel punto di vista era il top. Ti faceva fare una preparazione diversa da tutti gli altri allenatori. Ce ne sono pochissimi che ti fanno fare preparazioni mirate. Lui iniziava dalla base ma pesante. Finivi l’allenamento ed eri cotto. Tutte le dicerie su di lui, che ti faceva stare a dieta, sono cavolate".