Gianluca Vialli e Roberto Mancini
Gianluca Vialli e Roberto Mancini

Vialli, Mancini, Evani, Nuciari, Lombardo, Oriali, Salsano. Probabilmente mai almeno negli ultimi trent'anni la Nazionale italiana ha avuto così tanti volti noti in panchina. Fra lo staff tecnico. Ex giocatori e campioni. Peraltro quasi tutti con uno stesso simbolo nel proprio passato: il blucerchiato della Sampdoria. Roberto Mancini è infatti fra i pochi allenatori ad essersi circondato degli amici di una vita nel proprio staff tecnico. E proprio questa è una delle armi vincenti di una Nazionale che, anche se non sempre sa far divertire, non molla davvero mai. La squadra è solida, granitica. Come l'amicizia fra Gianluca Vialli e Roberto Mancini. Vialli e Mancini, i gemelli del gol in blucerchiato, i bomber che trent'anni fa hanno portato lo scudetto a Genova, sponda Sampdoria s'intende. Gli amici che stanno facendo sognare l'Italia. Un'amicizia nata trent'anni fa, ai tempi della Sampdoria. Più che una squadra di calcio, un miracolo. Amici dentro e fuori il campo, i calciatori di quella Doria (non chiamatela "Samp", i doriani vi odierebbero) erano un gruppo di ragazzi che probabilmente neanche aveva capito quale impresa stava compiendo. L'unico scudetto in 75 anni di storia della società e un affiatamento che probabilmente si è visto soltanto in formazioni storiche come il Manchester United dei primi anni di Alex Ferguson.

Un affiatamento che oggi, a trent'anni di distanza, sta facendo sognare l'Italia. Vialli che ha affrontato, e in parte sta ancora affrontando, la battaglia contro un tumore al pancreas e che per l'Italia intera rappresenta un messaggio di speranza ad ogni partita. Accanto a lui Mancini, che l'ha fortemente voluto in panchina non per dargli un "contentino", ma perché è sempre stato consapevole che quella degli Europei è un'impresa da affrontare insieme agli amici più cari, agli alleati di una vita. Insieme a chi sai che non ti tradirà mai. Vialli e Mancini, due amici prima che campioni che si cercano con lo sguardo durante le partite e gli allenamenti e che corrono ad abbracciarsi quando i ragazzi, i loro ragazzi azzurri, fanno gol e vincono.  

La Nazionale italiana ha dimostrato di essere, almeno per ora, più forte di se stessa, dei propri fantasmi, delle proprie paure e dei pregiudizi altrui. Da Patrick Vieira a Gary Lineker, in tanti negli ultimi giorni hanno dato gli azzurri per spacciati nel cammino europeo. E la squadra ha dimostrato di essere più che mai viva. Come quegli amici che non solo da trent'anni non si perdono di vista, ma che sanno anche di poter affrontare ogni tipo di battaglia senza paura perché sanno di non essere mai soli