di Leo Turrini Forse l’unico Leonardo di cui sarebbe il caso di parlare, in questo contesto azzurro, e Leonardo Bonucci. Non a caso, il difensore della Juventus e della nazionale ha spesso pubblicamente manifestato il desiderio di essere raggiunto, anche nel club, da Marco Verratti. Però, il nome fatale che torna, legato alla storia straordinario dell’arte della puntura, insomma, il nome di Leonardo, si presta benissimo a descrivere il personaggio. Facciamo a capirci, come diceva quel tale. Marco Verratti, centrocampista di origini abruzzesi, è l’unico azzurro al servizio di Roberto Mancini a non avere mai...

di Leo Turrini

Forse l’unico Leonardo di cui sarebbe il caso di parlare, in questo contesto azzurro, e Leonardo Bonucci. Non a caso, il difensore della Juventus e della nazionale ha spesso pubblicamente manifestato il desiderio di essere raggiunto, anche nel club, da Marco Verratti. Però, il nome fatale che torna, legato alla storia straordinario dell’arte della puntura, insomma, il nome di Leonardo, si presta benissimo a descrivere il personaggio. Facciamo a capirci, come diceva quel tale. Marco Verratti, centrocampista di origini abruzzesi, è l’unico azzurro al servizio di Roberto Mancini a non avere mai calcato i campi della nostra serie A.

Sembrerà incredibile, ma le statistiche proprio questo raccontano. I numeri, nella loro indiscutibile freddezza, non mentono mai. In breve. Cresciuto nelle giovanili del Pescara, Il ragazzo Marco 2012 festeggiò la promozione del club cittadino tra i grandi dei nostri campionato. Le sue prestazioni avevano entusiasmato tutti gli osservatori. Tanto che Antonio Conte, all’epoca tecnico della Juventus, fece il diavolo a quattro pur di vestirlo di bianconero.

Ma arrivarono gli sceicchi. La chiamata di Parigi è irresistibile. Da allora, ormai sono passati quasi 10 anni, Verratti è il timoniere del PSG. Ha giocato con Ibra e con Cavani, con Thiago Silva e con Thiago Motta, con Neymar e con Mbappe. Ha collezionato ventisette (27) trofei. Tra scudetti di Francia, Coppe di Francia, Supercoppe di Francia, Coppe di Lega in Francia. In tanti hanno provato a spostarlo da Parigi: a riportarlo in Italia, ad affidargli le chiavi delle squadre più importanti d’Italia. Niente da fare, hanno dovuto tutti arrendersi. D’Artagnan è italiano, ci mancherebbe.

Ora, dite voi come si fa a non rievocare Leonardo. Non Bonucci. Il Leonardo nel senso dell’autore della Gioconda, gioiello dell’arte italiana custodito nei saloni del Louvre.

Sarà una suggestione, ma se vogliamo ammirare da vicino Monna Lisa, dobbiamo per forza di cose raggiungere la capitale della Francia. Allo stesso modo, aldilà delle immagini trasmesse in televisione, se desideriamo apprezzare dal vivo il talento di Marco Verratti, dobbiamo rassegnarci a superare il confine e a prenotare un biglietto, che ne so, per PSG-Rennes o Lilla-PSG.

Tutto questo, il diretto interessato lo sa perfettamente. Sotto sotto, un po’ gli diispiace, anche non ha mai rinnegato la scelta.

Accettare la corte degli sceicchi lo ha reso ricchissimo. Nonché protagonista di competizioni al massimo livello, anche internazionale, sebbene la squadra di Parigi non sia mai riuscita ad alzare la coppo con le orecchie, la mitica Champions.

Riassumendo. Come la Gioconda, Marco Verratti è una testimonianza del genio italico. In mezzo al campo, è un artista. Sa sempre cosa fare, con il pallone tra i piedi. E ha a portata di mano un record.

Nella storia, italiana, tutti i calciatori che hanno conquistato un titolo mondiale o europeo hanno disputato almeno una partita del nostro campionato di serie A. Lui, mai. E questa, davvero, è una eccezione degna del genio di Leonardo, il papà del gioiello ospitato dal Louvre.