Kylian Mbappé come Roberto Baggio. Ovvero quando il migliore sbaglia dagli undici metri e torna un comune mortale. Non è da un calcio di rigore che si giudica un giocatore. De Gregori ce lo aveva già insegnato perché coraggio, altruismo e fantasia valgono più di mille errori. Nella vita come nel calcio. E poi perché i rigori li sbaglia solo chi li tira. D'accordo, verissimo ma vallo a dire a quei milioni di francesi incollati al televisore per l'epilogo di Francia-Svizzera finita, contro ogni pronostico, ai calci di rigore. Sul dischetto va Mbappè, ultimo della lista perché primo nella graduatoria dei talenti. Lui, il figlio del vento, gioiello di una squadra campione del mondo in carica calcia alla destra di Sommer, che con la mano di richiamo intercetta il tiro a mezza altezza. Francia a casa, Svizzera nella storia. Le telecamere si palleggiano tra la gioia dei giocatori Petkovic e il volto di Kylian si dilata, più stupefatto che deluso. 

La delusione di Roberto Baggio dopo il rigore sbagliato ai Mondiali del '94

Dalla calda notte di Bucarest al torrido pomeriggio di 27 anni fa a Pasadena dove un altro predestinato, Roberto Baggio, va incontro al proprio destino. Lui che quell'Italia di Arrigo Sacchi l'aveva portata a suon di gol a quella finale - Nigeria, Spagna e Bulgaria - manda sopra la traversa difesa da il "piattone" che regala il mondiale Usa '94 al Brasile. Oggi come allora la medesima impietosa dicotomia: la festa con i giocatori carioca a correre a perdifiato verso Taffarel e Roby affranto, testa bassa, mani sui fianchi e tutto il mondo addosso. Lui quel momentro non l'ha mai dimenticato e mai lo dimenticherà. "Il rigore sbagliato contro il Brasile me lo porterò dentro per sempre. Ancora oggi non dormo bene per l’errore dal dischetto contro il Brasile". Baggio è tornato a parlarne qualche tempo fa in occasione in occasione della presentazione del film documentario su Netflix, in uscita il 26 maggio, "Il Divin Codino".  "L'ho vissuta malissimo, perché dopo aver sognato per milioni di notti di realizzare questo sogno poi non ci sono riuscito. Ormai purtroppo è successo, sono situazioni spiacevoli che possono servire da lezione. Sin da quando ero bambino avevo sempre sognato di giocare una finale dei Mondiali contro il Brasile per poter vendicare quella persa nel 1970. Ma un conto è sognare, un altro conto è la realtà. Io avevo sempre sognato una finale differente".

Non è da un calcio di rigore che si giudica un giocatore perché coraggio, altruismo e fantasia valgono più di mille errori. A guardarlo oggi quel rigore sbagliato resta un simbolo di grande umanità, la sconfitta del migliore che torna più vicino che mai a noi comuni mortali. D'accordo, ma che male deve fare per loro, dei dell'Olimpo del gioco più bello di tutti?= A distanza di 27 anni quel dolore resta nelle pieghe dell'anima, si può solo cercare di lenirlo.  "A volte si guarda il lato finale, ma ho scoperto nella vita che quello che si dà nel tragitto che si compie per arrivare all'obiettivo vale più del risultato. Sapere di aver dato tutto quello che puoi dare per provare a centrare il tuo obiettivo: è questa la cosa importante per me, la filosofia che mi ha sempre accompagnato". Chissà se anche Kylian Mbappè attingerà alla saggezza buddista per consolare il suo cuore triste.