di Paolo Franci Semplicemente, basta aprire un libro sull’arte pittorica per trovare una sintetica descrizione di Sandro Botticelli, sempre uguale nella sostanza e spesso anche nella forma: "indiscusso maestro del Rinascimento italiano". Ecco, guardando a questa certamente stringatissima definizione, non vi viene in mente quel signore elegante con la riga da una parte, l’aria fin troppo mite a volte, ma gli occhi fiammeggianti che sprigionano passione per il calcio? Perchè sul fatto che Mancini sia un indiscusso Maestro, nel nostro caso del pallone ma anche di educazione sportiva, non c’è da discutere. Che poi lo sia del Rinascimento Italiano, naturalmente inteso come affresco della sfera più amata al mondo, è altrettanto indiscutibile. Perchè dopo quella terribile notte del Meazza...

di Paolo Franci

Semplicemente, basta aprire un libro sull’arte pittorica per trovare una sintetica descrizione di Sandro Botticelli, sempre uguale nella sostanza e spesso anche nella forma: "indiscusso maestro del Rinascimento italiano". Ecco, guardando a questa certamente stringatissima definizione, non vi viene in mente quel signore elegante con la riga da una parte, l’aria fin troppo mite a volte, ma gli occhi fiammeggianti che sprigionano passione per il calcio?

Perchè sul fatto che Mancini sia un indiscusso Maestro, nel nostro caso del pallone ma anche di educazione sportiva, non c’è da discutere. Che poi lo sia del Rinascimento Italiano, naturalmente inteso come affresco della sfera più amata al mondo, è altrettanto indiscutibile. Perchè dopo quella terribile notte del Meazza del 2018 contro la Svezia, chi immaginava che ci sarebbe stato subito, questo Rinascimento, con una finale europea nello stretto volgere di tre anni?

E la similitudine tra Roberto Mancini, la sua Nazionale e la ‘Nascita di Venere’, meglio nota come ‘Venere di Botticelli’, tanto quanto si argomenta riferendoci all’"Italia di Mancini", è addirittura impressionante. Perchè se nel dipinto la dea appare in tutta la sua grazia e bellezza - esaltando sia il moto che la quiete con cui si mostra nel contrasto tra la figura statuaria e la sensazione di movimento che trasmette, attraverso l’irrequietezza della lunga chioma bionda – nella Nazionale del Mancio questo concetto di bellezza e movimento è altrettanto evidente ed esaltante per chi gode del piacere di seguirne l’opera calcistica. La ricerca della bellezza del gioco indica uno dei ‘colori’ più rappresentativi dell’opera di Mancini, senza però cadere nell’equivoco del vecchio duello tutto italiano sull’importanza della bellezza rispetto alla sostanza e viceversa.

Mancini insegue la bellezza da tutta una vita. La inseguiva quando s’imponeva al grande pubblico da calciatore-ragazzino che studiava da star del pallone nel Bologna e non ha mai smesso di farlo. Però, al bisogno di esprimersi esteticamente, così come ha fatto Botticelli con la sua Venere poggiata sulla valva di conchiglia e simbolo di fecondità, Mancini ha coniugato una quasi brutale necessità di vincere per riaffermare la viscerale passione per il calcio – e, di più, per lo sport in generale – filtrata attraverso la realizzazione di un progetto di successo. Non è un caso che il ct abbia vinto qualcosa ovunque sia andato e certo non sempre in condizioni ideali per farlo e quasi sempre dovendo costruire o ricostruire da zero. Mettendo in relazione queste due ‘necessità’ figlie del genio e del talento calcistico, Mancini ha formato la sua Nazionale, dipingendola un poco alla volta. E’ sembrato un folle quando ha iniziato a individuarne i colori – giocatori fin troppo giovani o poco considerati dalle migliori squadre italiane – necessari a compiere il suo capolavoro rinascimentale del calcio italiano. Nella Venere del Botticelli, ci sono due due geni alati abbracciati, identificabili con Zefiro, il vento primaverile, e la sua sposa Cloris. Ebbene, nella ‘Venere di Mancini’ di genio alato ce n’è più d’uno. Partiamo da chi non può esserci a Wembley, Spinazzola – e la sua assenza è una punta di freccia conficcati nel costato di tutti noi, per quanto è accaduto – e passiamo per Fede Chiesa eppoi Insigne, Bernardeschi e Mimmo Berardi, geni alati che sulla fascia e nell’uno contre uno hanno fatto la fortuna della Nazionale. Nel dipinto del Botticelli, a destra rispetto alla Venere, c’è una figura femminile scalza che sta per coprire la dea con un vello di seta rosa impreziosito con fiori primaverili, in particolare margherite. La fanciulla è stata identificata da diversi studiosi con l’Ora della Primavera, mentre altri sostengono che sia Flora, altri ancora una delle Grazie. Anche qui, la metafora è perfetta perchè nella difficoltà di darle un nome si specchia uno dei punti di forza della Nazionale e cioè i "26 titolari" di Mancini.