Jorginho! Sì Jorginho! Lo abbiamo urlato tutti insieme seguendo quella traiettoria placida ma letale alla sinistra di Unai Simon. Jorginho, sì, Jorginho è il meraviglioso artefice di una finale conquistata con una sofferenza inaudita e grazie a quel ragazzo alto, grande, il migliore al mondo e vestito di giallo con i guanti rossi.

Italia-Spagna, le pagelle: Emerson va forte. Ciro flop

Sì, lui, Gigio, ha trasformato con un tuffo perfetto la notte di Alvaro Morata in una notte indimenticabile, ma non come l’avrebbe immaginata. Proprio lui che l’aveva riaperta, dando una spinta che pareva decisiva alla grande squadra di Lucho. Sì, loro più bravi nella notte di Wembley ma il calcio è anche sofferenza e da questo punto di vista, abbiamo ammirato ancora un’altra Italia che non è solo spettacolo, ma sa anche tenere duro fino al sogno più bello e desiderato. Siamo in finale.

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Se Mancini decide di confermare il blocco che ha schiantato il Belgio, pur senza la sua arma più tagliente, Spinazzola, dall’altra parte il passo doble di Luis Enrique era atteso e, sì, anche temuto. Si sa, Lucho è uomo che ama stupire, ma l’hombre vertical è così, prendere o lasciare. E allora l’idea è semplice e sofisticata al tempo stesso: togliere punti di riferimento ai Mastini del Mancio – Leo e Chiello - e aumentarele possibilità di palleggio. Tutto questo si traduce in un nome: Dani Olmo, che va lì in mezzo al posto del Grande Escluso Alvaro Morata, a fare il falso nove. E non solo, anche Oyarzabal entra in questa linea offensiva che potenzia ulteriormente la chance di palleggio della Spagna. Tutto questo, in una partita tra due squadre che giocano in nome di un solo credo: la conquista del campo avversario e del gioco.

Quando la partita inizia e l’Italia comincia a soffrire senza riuscire a costruire e, anzi, subisce il palleggio spagnolo mai così veloce e mai così preciso nelle precedenti esibizioni, si capisce che dopo aver sofferto la fisicità dell’Austria, esserci imbattuti nel livello tecnico del Belgio, sarà ancora una prima volta, contro una squadra alta, coraggiosa, tecnica. E non è un caso che la Spagna giochi molto meglio del solito, perchè l’Italia non si chiude come hanno fatto Svezia, Polonia o Svizzera, cerca il gioco e quindi concede.

E nel primo tempo, dopo aver ballato con i tifosi in tribuna le canzoni di Raffaella Carrà, i nostri lo faranno in campo senza vederla quasi mai e meno male gli spagnoli sono imprecisi o fin troppo ’estetici’ rispetto alla cara, vecchia sostanza. E noi? Un paio di occasioni e una traversa di Emerson che è un messaggio forte: loro rischiano tanto, troppo per non pagarla. E infatti nel secondo tempo una rimessa veloce di Gigio ci manda in paradiso con un’azione verticale chiusa col meraviglioso colpo letale di Fede Chiesa. La Spagna schiuma rabbia, assedia, tira a tamburo, mentre il Mancio toglie Immobile mette Berardi e va con Insigne falso nove. Lucho alza i giri in attacco con Morata e Moreno. E a 10’ dalla finale proprio il Grande Escluso pareggia. Si va i supplementari, e il primo lo soffriamo maledettamente perchè loro ne hanno di più, ma alla fine teniamo duro fino ai rigori. Benedetti rigori! "Una Nazionale bella, coraggiosa ed entusiasmante. Il sogno continua", twitta alla fine il premier Mario Draghi.