La competizione volge al termine con la finale tra Inghilterra e Italia in programma domenica sera, ma le polemiche sul format itinerante di Euro2020 sono ancora accesissime: gli inglesi, delle 7 partite che avranno giocato alla fine del torneo, 6 (finale compresa) le hanno disputate tra le mura amiche di Wembley. Altre squadre sono state costrette a lunghi viaggi che, inevitabilmente, incidono sul recupero con degli impegni così ravvicinati.

Le origini del format

La decisione di celebrare il 60esimo "anniversario" degli Europei con un evento diverso rispetto al passato arriva da lontano. Precisamente da dicembre 2012, quando in sella all’Uefa c’era ancora Michelle Platini: “Porteremo gli Europei ai tifosi, invece di far viaggiare gli appassionati per andare a vedere le partite. Vedremo in futuro se ripeteremo questa formula.” Le ragioni dietro questa scelta erano principalmente di natura economica come spiegò Le Roi: “Organizzare un torneo del genere costa sempre molti soldi, bisogna costruire o ristrutturare gli stadi ed è giusto prendere le decisioni che possano aiutare a risolvere certi problemi”.

Una volta stabilita la formula itinerante, la Uefa ha comunicato che delle 13 citta selezionate, 12 avrebbero avuto accesso al pacchetto standard (tre partite della fase a gironi, una partita tra ottavi e quarti di finale) mentre 1 avrebbe ospitato semifinali e finale. Platini al tempo impose una capienza minima degli stadi per ogni offerta:

  • almeno 70000 posti per ospitare finale e semifinali
  • almeno 60000 posti per avere un quarto di finale
  • almeno 50000 posti per avere un ottavo e le tre gare del girone

Erano previsti anche due stadi a capienza ridotta (30000 posti) per il pacchetto “girone+ottavo”.

Le 13 città designate

Il 26 aprile 2014, l’Uefa ha chiuso la finestra in cui si potevano presentare le offerte per i pacchetti: sono state solo 2 le nazioni con i requisiti necessari per candidarsi a ospitare finale e semifinali, Inghilterra e Germania, mentre 19 comuni hanno provato ad aggiudicarsi uno dei 12 pacchetti standard. il massimo organismo del calcio europeo ha poi comunicato la lista delle città vincitrici: Copenaghen, Bucarest, Amsterdam, Dublino, Bruxelles, Bilbao, Budapest, Glasgow, Roma, Monaco di Baviera, San Pietroburgo, Baku e Londra, designata per finale e semifinali.

Perché l’Inghilterra ha giocato (quasi) sempre a Wembley

Successivamente alla comunicazione, Bruxelles è stata esclusa a causa di problemi relativi alla ristrutturazione dell’Eurostadium. Le quattro gare in programma nella capitale belga, tre partite di girone e un ottavo di finale, sono passate a Londra.

A rendere ancora più complesso la realizzazione dell’Europeo itinerante, si è messa di traverso una pandemia mondiale che ha reso anche i più banali spostamenti veri e propri rompicapo. Inoltre, poco più di un mese prima della partita inaugurale, Ceferin ha dovuto escludere il San Mames di Bilbao e l’Aviva Stadium di Dublino a causa di un livello di contagio considerato ancora troppo alto. Le maggior parte dei match previsti in questi stadi sono stati suddivisi tra San Pietroburgo e Siviglia, ad eccezione di un quarto di finale dirottato ancora una volta su Londra, considerata la metà ideale vista la capienza di 90000 spettatori del nuovo Wembley. Così la capitale inglese, che inizialmente avrebbe dovuto ospitare “solamente” la settimana finale del torneo, si è ritrovata ad avere ben 8 partite in programma.

La squadra del ct Gareth Southgate ha potuto sfruttare il vantaggio di giocare ben 6 partite, sulle 7 che avranno disputato a fine torneo, in casa con l’unica eccezione del quarto di finale contro l’Ucraina giocato all’Olimpico di Roma. Alla fine di una stagione compressa, ogni minuto di riposo in più è un chiaro vantaggio competitivo: chiedere a Belgio e Svizzera che solo per la fase a gironi hanno percorso rispettivamente 3000 e 8800 km.

La formula itinerante non convince

Le intenzioni erano delle più nobili, poi tra pandemia e alcuni problemi organizzativi il torneo ha preso una cattiva piega, tanto da far esporre l’attuale numero uno dell’Uefa, Alexander Ceferin: “Non sono favorevole a questa formula, e non credo che la riproporremo”. Una bocciatura netta che non lascia spiragli per un altro Europeo itinerante.