Leonardo Bonucci
Leonardo Bonucci

Mai dimenticare da dove si viene.

Nella partita più dura e, per ora, la più importante del ciclo Mancini, l’Italia abbandona la sua versione europea, sempre aggressiva e con il controllo del pallone, e riscopre le proprie origini con una partita all’insegna del sacrificio.

Si potrebbe definire questione di dna. Mancini ha sempre voluto che l’Italia imponesse il suo gioco, pressasse alto senza farsi intimorire dagli avversari. Ieri sera però gli azzurri hanno affrontato una squadra che da sempre fa del possesso palla e del “tiki taka” il marchio di fabbrica: gli spagnoli sono “i maestri del palleggio”, come ha ammesso anche Mancini nel post partita, e ieri sera la differenza si è vista chiaramente. L’Italia ha dovuto “snaturarsi” rispetto a quanto fatto negli ultimi tre anni, nella ricostruzione dalle fondamenta dopo la terribile delusione della mancata qualificazione ai mondiali del 2018, ma solo così questo gruppo poteva completare il percorso di maturazione, riscoprendo l’anima calcistica azzurra: quella delle notti magiche, quella del 2006.

Mancini nel ricordo della Carrà

Ora Mancini e i suoi attendono l’avversario per la finalissima di domenica. Nel post partita però c'è stato spazio anche per la commozione e un ricordo di Raffaella Carrà: "Ma che musica maestro" ha twittato il ct, citando il pezzo della Carrà. Stasera, sempre a Wembley, si scoprirà chi contenderà il trofeo agli azzurri: Danimarca e Inghilterra sono pronte a darsi battaglia.

Londra, Football is coming Home

L’Inghilterra arriva sulle ali dell’entusiasmo. “Football is coming home” è il tormentone che gli inglesi si portano dietro dal mondiale 2018, quando la loro avventura si fermò in semifinale contro la Croazia. In ottica di uno scontro in finale, gli inglesi fanno affidamento su un reparto difensivo ancora imbattuto in questi Europei e sul suo bomber ritrovato, Harry Kane. Gli azzurri hanno a disposizione più qualità in mezzo al campo, ma fisicamente i padroni di casa (anche la finale sarà a Wembley) hanno qualcosa in più. L’uomo chiave della Nazionale di Southgate finora è stato Raheem Sterling. L’esterno del Manchester City con la sua velocità e l’abilità palla al piede potrebbe mettere in seria difficoltà Giovanni Di Lorenzo che già aveva faticato contro il belga Doku, giocatore simile al 10 inglese per caratteristiche.

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Danesi nel nome di Christian

Sempre parlando di numeri 10, la Danimarca sta giocando questo europeo proprio in nome del proprio “diez”, Christian Eriksen. Dopo la paura per l’attacco cardiaco subito nella prima partita, i danesi si sono risvegliati dallo shock e ora credono nell’impresa proprio nel nome di Christian. L’assenza del centrocampista nerazzurro toglie parecchia qualità alla mediana scandinava che comunque può fare affidamento su elementi di spessore come Delaney del Borussia Dortmund e Hojbjerg del Tottenham. Sugli esterni due conoscenze del campionato italiano come Stryger Larsen e Maehle, autore fin qui di un Euro2020 straordianrio. Il pericolo numero uno è sicuramente Kasper Dolber, ex gioielllo dell’Ajax, ora la Nizza, sembra rinato in questo torneo e con il suo mix di qualità e fisicità potrebbe mettere in difficolta la retroguardia azzurra in un’ipotetica finale.

Ma gli azzurri, dopo aver riscoperto le proprie origini, sono pronti ad affrontare qualsiasi sfida.