Robin Gosens
Robin Gosens

Un gol segnato contro il Portogallo. Un altro gol fantastico, in Sforbiciata, annullato dal Var per un fuorigioco millimetrico di un compagno. Un assist per il pareggio. E il passaggio che innesca l’azione del raddoppio. Peccato solo per l’infortunio nel finale. Da stasera Robin Gosens probabilmente vale 50 milioni. E avanti di questo passo tra qualche settimana varrà un milione per ogni chilo che pesa e la sua bilancia si aggira intorno agli ottanta… 
 

Quattro anni fa, era il 2 giugno 2017, l’Atalanta senza particolare enfasi annunciava l’acquisto a titolo definitivo dagli olandesi dell’Heracles di Robin Everardus Gosens, esterno, classe 1994. Un totale signor nessuno che molti cronisti in quei giorni definivano olandese, confondendone la nazionalità perché Gosens, tedesco della Renania, in patria non aveva mai giocato e anche lì era un perfetto sconosciuto. Dilettante fino a 19 anni, poi la serie B olandese con il Dordrecht e a 21 anni l’Eredvisie con l’Heracles. L’Atalanta seguiva il campionato orange per monitorare Hans Hateboer e lo ha scovato per caso. Pagato 600 mila euro, poi diventati 2 milioni con i bonus. 

Pareva un affare per l’Heracles, oggi ne vale venti volte di più e domani chissà. Perché Gosens non ha ancora compiuto 27 anni (li farà a luglio) e la sua ascesa sembra inarrestabile. Ancora nel 2018, e siamo appena a tre anni fa, erano tanti in Italia a sentenziare che non aveva la qualità tecnica per giocare nella nostra serie A. Oggi è il trascinatore della Germania risorta dalla sue ceneri, l’eroe dei tedeschi, l’oggetto dei desideri del Barcellona, del Borussia Dortmund e dei club britannici. 

Se giocherà così trattenerlo a Bergamo sarà dura. Nelle ultime due annate in serie A ha segnato un gol ogni tre partite, 20 reti in 66 match: con la Germania è a due gol in 9 presenze. Eppure è lo stesso Gosens che quattro anni fa nessuno sapeva chi fosse, che molti ritenevano olandese e non tedesco, che molti scrivevano con due esse (ci sono stati molti Gossens nelle squadre orange), che per tanti esperti di calcio non era all’altezza della nostra serie A. Per tanti, ma non per tutti: i Percassi e Gasperini hanno capito subito che il ragazzo poteva fare molto bene. Ma forse nemmeno loro si aspettavano di vederlo arrivare così in alto…