Giuseppe Bergomi con la maglia della Nazionale
Giuseppe Bergomi con la maglia della Nazionale

Negli anni '80 arrivare alla fase finale degli Europei di calcio era un'impresa tutt'altro che semplice. Tutte e tre le edizioni (1980, '84 e '88) si sono disputate con sole otto partecipanti e a quella del 1984 l'Italia, che pure era campione del mondo in carica, non riuscì nemmeno a qualificarsi. Quattro anni più tardi gli azzurri posero le basi per il Mondiale in casa in programma due anni più tardi. C'era anche lo "Zio", Giuseppe Bergomi, allora un titolare della Nazionale con già alle spalle il trionfo di Spagna '82. Quello disputato in Germania fu il suo unico Europeo in carriera.

Che ricordo ha della manifestazione del 1988?

"È uno dei miei ricordi più belli, la prima avventura di Vicini. Vincemmo un girone contro la Svezia battendola a Napoli con gol di Vialli. Alla fine la Russia stava meglio di noi, ci superarono per ritmo e forma fisica, ma aver fatto un raggruppamento battendo anche la Spagna fu una bella avventura".

Che squadra era quella Nazionale?

"Stavamo crescendo per arrivare a Italia '90. In ritiro c'era ancora Altobelli, si era in una fase di cambiamento, anche se Vicini aveva cominciato a scegliere i suoi uomini".

Cosa significa, per un calciatore, giocare un torneo di questa importanza?

"Indossare la maglia della Nazionale ti dà una sensazione diversa. Ho perso mio papà molto giovane, per cui quando sentivo l'inno il mio pensiero andava lì. Eri in battaglia contro il nemico. In una fase finale il gruppo è molto unito, perché anche chi non gioca e magari ci resta male sa di essere tra i migliori d'Italia. Io ho avuto questa sensazione anche ai Mondiali. Puoi ottenere risultati o no, ma dà stimoli incredibili".

E se poi vinci...

"Io ho conquistato il Mondiale '82 che avevo 18 anni. Dopo quel successo tutti pretendevano un rendimento da campione del mondo. Poco tempo dopo Pruzzo segnò un gol di testa marcato da me e piovvero critiche. Il calcio offre sempre sfide nuove. Non puoi fermarti un attimo. Devi sempre metterci dedizione, oltre al talento. Un torneo così ti dà consapevolezza, ma ti pone di fronte tante responsabilità".

Come vede la Nazionale di oggi?

"Bene. Ho sempre pensato che in azzurro serva fare un certo tipo di percorso. Mancini ha capito che il calcio è cambiato, arrivava da un disastro come la mancata qualificazione a Russia 2018 e poteva incidere nel profondo. Ha fatto scelte che hanno dimostrato lungimiranza".

Si riferisce alla convocazione per giocatori ancora giovanissimi e non affermati?

"Ha allargato il gruppo. È giusto dare la chance a tutti di far vedere quel che possono valere. Adesso chiaramente ha dovuto restringere la rosa, ma in questi anni ha portato giovani, entusiasmo. Non mi soffermo nemmeno sui record perché è la fase finale del grande torneo quella in cui ti confronti con le più forti. Vale quel che ha trasmesso: il possesso palla, il recupero alto, voler dominare la partita. Non ricordo tante Nazionali che hanno fatto questo. Grande merito a Roberto".

Si aspettava che Mancini facesse così bene come commissario tecnico, dopo un'avventura da calciatore non fortunatissima in azzurro?
"Ha trovato meno spazio, ha avuto le sue opportunità proprio all'Europeo '88, dove era titolare. Aveva grande talento. Ci può stare che in Nazionale ci siano giocatori che non trovano un percorso. Io lo vedo giusto per questo ruolo, perché ha una visione di tutti e sa scegliere. Basta guardare Bernardeschi: è un suo uomo, alla fine viene ripagato. Non so dove arriverà, ma mi piace molto quello che ha creato".

L'ultima volta in questo torneo, nel 2016, l'Italia è arrivata fino ai quarti.

"Dobbiamo pensare di migliorare quel risultato. Cinque anni fa avevamo meno talento e siamo comunque finiti nelle prime otto. Abbiamo l'opportunità di andare anche più avanti»"

Chi sarà l'uomo in più degli azzurri?

"Se Verratti sta bene dico lui o comunque uno dei centrocampisti. È un reparto in cui siamo forti, così come dietro. In attacco forse ci manca qualcosa. Vedremo".

Da chi bisognerà guardarsi?

"La Francia ha qualcosa in più, per profondità di rosa e perché se penso alla finale di Champions con Kanté vedo un fuoriclasse. Ha Benzema, Mbappé, Griezmann, Dembelé, dietro Hernandez e Varane. Il Belgio non mi convince mai al 100% nonostante abbia tanto talento. Sopra l'Italia io vedo solo i francesi. La Spagna ha tanti punti di domanda, l'Inghilterra ha giovani di talento ma bisogna sempre capire che rendimento avrà, la Germania fatica un po' a trovare un centravanti. Mi sembrano un po' indietro".

Possibili sorprese?
"È interessante capire cosa può fare l'Olanda, pur senza Van Dijk, perché De Ligt e De Vrij sono comunque forti e davanti hanno talento e fisicità. Attenzione alla Danimarca, che ha fatto molto bene nelle qualificazioni".