Domenica la Nazionale italiana giocherà la sua quarta finale in un campionato europeo. La speranza è riportare il bilancio in parità, dato che ne abbiamo vinta una, la prima, nel 1968 e perse due, quella del 2000 e quella del 2012. E' la prima volta che incontriamo l'Inghilterra nell'ultimo atto di una manifestazione internazionale. Dei tre avversari sfidati nei precedenti appuntamenti continentali uno non c'è più: è la Jugoslavia, battuta nel 1968. Altra curiosità: in realtà gli azzurri di finali europee ne hanno disputate già quattro, dato che nel 1968 per avere ragione dei rivali balcanici fu necessaria la ripetizione dopo lo 0-0 del primo match.

Roma 1968

Europei 1968: Italia-Jugoslavia

Dopo aver dominato il girone di qualificazione, il percorso dell'Italia verso la finale è piuttosto accidentato. Nell'andata dei quarti di finale perdiamo a Sofia contro la Bulgaria, ma ribaltiamo le sorti del doppio confronto a Napoli con le reti di Prati e Domenghini. Il San Paolo ci porta ancora fortuna nella semifinale contro l'Unione Sovietica, che vinciamo - si fa per dire - grazie al lancio della monetina. Capitan Facchetti sceglie la faccia giusta e porta la notizia ai compagni nello spogliatoio. Siamo in finale. Esplode l'entusiasmo del pubblico allo stadio e in tutto il Paese. Missione compiuta? Macché. A Roma l'8 giugno la Jugoslavia ci domina. Il folletto Dzajic è imprendibile e infila Zoff per l'1-0. Riacchiappiamo gli slavi con una punizione di Domenghini. Si va alla ripetizione. Valcareggi può fare qualche cambio rispetto alla prima formazione e azzecca la mossa giusta in difesa, piazzando il mastino Burgnich su Dzajic. Per noi segnano Riva e Anastasi nel primo tempo. Non ci prendono più. 

Rotterdam 2000

Duello fra Zidane e Cannavaro nella finale del 2000

Super Dino Zoff, vinto l'Europeo nel 1968 da giocatore, si presenta alla finale dell'edizione "giubilare" della manifestazione con l'obiettivo di bissare il successo, stavolta da commissario tecnico. Gli azzurri incontrano la Francia campione del mondo due anni prima a Parigi. Approdano alla partita decisiva dopo aver superato i padroni di casa dell'Olanda in una partita che è un romanzo. Nei tempi regolamentari Zambrotta viene espulso poco dopo la mezzora. L'Italia in dieci resiste schierandosi sulla linea Maginot e grazie a un pizzico di fortuna, dato che gli orange sbagliano due tiri dagli undici metri. E quando si va ai rigori la speranza è che la cattiva mira degli avversari venga confermata. E' così, anche se va dato il giusto merito a Francesco Toldo che, dopo aver intercettato il penalty di De Boer nei 90', si ripete alla "lotteria" sempre sul futuro allenatore dell'Inter e su Bosvelt. Per l'Italia c'è il "cucchiaio" di Totti a Van der Sar, ormai consegnato alla storia del pallone.

Sull'onda dell'entusiasmo arriviamo alla finale. Del Vecchio ci porta in vantaggio. Alex Del Piero, entrato al posto di Fiore, spreca un paio di occasioni per chiuderla, ma le lancette dell'orologio scorrono e nelle case degli italiani ci si prepara per uscire a festeggiare in piazza. La beffa, però,è in agguato: Wiltord nell'ultimo disperato assalto pareggia. I tempi supplementari sono segnati: lo juventino Trezeguet, al contrario del compagno di squadra Del Piero, non sbaglia. Non si può neanche provare la rimonta, dato che in quell'edizione si sperimentava il golden gol, come neanche nelle partite ai giardini pubblici dove "chi fa questo vince". Una trovata strampalata che i governatori del calcio fortunatamente accantoneranno presto. Ma quell'Europeo lì non ce lo ridà più nessuno. 

Kiev 2012

La rete di Jordi Alba nel 2012

L'Italia targata Cesare Prandelli arriva all'Europeo con la forza della spensieratezza. Nel girone eliminatorio, fra le altre, gli azzurri se la vedono con la Spagna, vincitrice della precedente edizione così come del Mondiale in Sud Africa nel 2010. La Nazionale gioca bene, va in vantaggio con Totò Di Natale, convocato a furor di popolo dopo aver segnato valanghe di gol con la maglia dell'Udinese (e aver detto No alla Juventus). Pareggia Fabregas, ma è un buona alba europea. Passato il girone con qualche difficoltà, i ragazzi allenati dall'ex centrocampista della Juventus prendono fiducia. Nei quarti di finale incontriamo l'Inghilterra - l'ultimo confronto fra le due nazionali a un Europeo - e solo per sfortuna (due pali) non riusciamo a passare fra tempi regolamentari e supplementari. Ai rigori, però, l'Italia conferma la sua tradizione favorevole, infilando il tiro decisivo con Alino Diamanti. In semfinale c'è la Germania. Paura. I tedeschi sono favoriti. E poi c'è il proverbio reso immortale da Gary Lineker, quello secondo qui "il calcio è quello sport in cui 22 uomini in mutande rincorrono il pallone per 90 minuti e alla fine vince la Germania". Quel pomeriggio, però, in campo c'è un extraterrestre. Un giocatore che non vedremo più in una forma tanto straripante. Mario Balotelli annichilisce gli avversari con una doppietta, regalando anche un'esultanza memorabile: si toglie la maglia e mostra i muscoli, Terminator azzurro di un Paese che festeggia con un attaccante simbolo di quella che può (vuole?) essere la nuova Italia. In finale, purtroppo, la musica cambia. La Spagna di Del Bosque, orchestrata dalla coppia di Mozart del centrocampo Xavi-Iniesta, scappa con David Silva e Jordi Alba. Gli azzurri cercano una rezione, "abortita" dopo l'uscita di Thiago Motta per infortunio che lascia - suo maglrado - la squadra in dieci. Non c'è più niente da fare, canterebbe Bobby Solo. Le reti di Torres e Mata servono solo ad aggiungere sale sulle ferite.