di Enrico Salvadori La relatività del tempo, la volontà di vincere il passare degli anni e anche i pregiudizi. Perché per alcuni Giorgio Chiellini era ormai da rottamare. Uno di quei reduci da mille battaglie con il petto gonfio di medaglie ma con una garanzia di tenuta fisica che lasciava molto a desiderare. Non per Roberto Mancini. Lo ha aspettato perché sapeva che Chiellini, sia quando gioca che quando non gioca, è l’atleta che ogni gruppo vorrebbe avere. Giorgio incarna lo spirito espresso da “La persistenza della memoria”, la prova surreale e bellissima che ci dà Salvador Dalì che il tempo non è sempre uguale, non tutto può essere calcolato da strumenti tecnici come gli orologi e i calendari ma bisogna considerare le emozioni, le sensazioni e l’esperienza umana. Giorgio Chiellini...

di Enrico Salvadori

La relatività del tempo, la volontà di vincere il passare degli anni e anche i pregiudizi. Perché per alcuni Giorgio Chiellini era ormai da rottamare. Uno di quei reduci da mille battaglie con il petto gonfio di medaglie ma con una garanzia di tenuta fisica che lasciava molto a desiderare. Non per Roberto Mancini.

Lo ha aspettato perché sapeva che Chiellini, sia quando gioca che quando non gioca, è l’atleta che ogni gruppo vorrebbe avere. Giorgio incarna lo spirito espresso da “La persistenza della memoria”, la prova surreale e bellissima che ci dà Salvador Dalì che il tempo non è sempre uguale, non tutto può essere calcolato da strumenti tecnici come gli orologi e i calendari ma bisogna considerare le emozioni, le sensazioni e l’esperienza umana. Giorgio Chiellini è un guerriero che mette in crisi l’oggettività del tempo. O meglio, non ha il terrore del tempo che fugge ma ha un buon rapporto con se stesso godendo dell’attimo. Che in realtà è molto di più, perché la carriera di Giorgione è di quelle da incorniciare. Non ipotizzabile quando arrivò a Torino dalla sua Livorno dove l’aveva scoperto Roberto Tancredi. Era la Juve monstre di Fabio Capello ma lui entrando in punta di piedi si è fatto largo. Da terzino sinistro a difensore centrale fino a diventare un insostituibile, sia in bianconero che in azzurro. Un giocatore vero, un uomo vero. Una persona intelligente che si è laureato in Economia e commercio col massimo dei voti. Capace di dare consigli soprattutto ai giovani, di avere la parola giusta. Capace soprattutto di annichilire avversari che, quando la mettono sul piano della forza fisica, trovano uno di quelli che non gliela fa vedere mai. Per informazioni rivolgersi a Romelu Lukaku che doveva essere la stella di questo Europeo itinerante. Il problema muscolare alla coscia che era emerso al 24’ del primo tempo di Italia-Svizzera (ironia della sorte poco dopo che 5 minuti prima gli avevano annullato un gol) sembrava poter condizionare quell’Europeo che Chiellini aveva fortissimamente voluto al culmine di una carriera straordinaria. I problemi fisici, in particolare al polpaccio, lo hanno bersagliato anche nelle ultime stagioni con la Juventus. Mancini e lo staff hanno varato un piano di recupero che prevedeva il ritorno di ‘Chiello’ proprio contro il Belgio perché del “muro” juventino composto da lui e Bonucci (quello che Josè Mourinho ha definito l’Università della difesa) e trasferito in azzurro c’era davvero bisogno per arginare la fisicità belga. Operazione riuscita anche con la Spagna, anche se l’amico Alvaro Morata è stato un osso durissimo.

Come sia cambiato in pochi giorni il futuro di Giorgione lo si capisce facilmente. Nella parte finale dell’ultima travagliatissima stagione in bianconero era a un passo a dire di sì alle richieste che arrivavano dalla Major League statunitense. Quella sorta di paradiso dorato e ben remunerato che caratterizza il crepuscolo delle carriere di tanti big. Poi c’è stato il ritorno di Max Allegri sulla panchina della Juve e si sa quanto i due livornesi si stimino. Per questo il futuro di Chiellini almeno per un altro anno sarà ancora alla Juve, con quella maglia che è diventata la sua seconda pelle. Domenica nella finale di Wembley contro l’Inghilterra Giorgio toccherà quota 112 presenze in Nazionale raggiungendo il mito Dino Zoff che è stato peraltro per una parte di stagione suo allenatore alla Fiorentina. Pirlo e De Rossi sono lontani solo quattro e cinque lunghezze. Ci sarà da vedersela con un altro cliente difficilissimo come Harry Kane ma Chiellini ha la forza della consapevolezza dei propri mezzi e la serenità che ha sfoggiato anche in un momento sportivamente drammatico come quello del sorteggio della porta per i rigori contro la Spagna, scherzando con Jordi Alba. La forza dei nervi distesi per coronare la sua carriera in azzurro dopo il secondo posto a Euro 2012. E magari, chissà, darsi un obiettivo per proseguire anche con l’Italia. Da vero highlander.