25 mar 2022

Zoff e la generazione ‘zero mondiali’. "I bimbi di oggi gioiranno nel 2026"

L’ex ct azzurro: "Bisogna cambiare la mentalità in fretta. La decisione sulle dimissioni spetta solo a Mancini"

leo turrini
Sport
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Dino Zoff ai Mondiali del 1982

«Ai ragazzi e alle ragazze che compiranno quattordici anni nel 2026 dico di prepararsi: proveranno finalmente l’emozione di vedere l’Italia ai mondiali di calcio. E sarà bellissimo…"

Dino Zoff è una leggenda azzurra. Come tutti, è rimasto di sasso davanti al televisore, l’altra sera. "Non me l’aspettavo – sospira il capitano che alzò la Coppa nel 1982 –. Ci poteva stare la flessione in autunno, dopo il trionfo all’Europeo. È un po’ un classico, dopo l’impresa del Bernabeu anche il mio gruppo ebbe un calo di tensione. Ma ero convinto che stavolta per gli spareggi saremmo stati pronti".

Pia illusione.

"Eh, la Macedonia ha giocato nell’unico modo possibile, tutti dietro e Dio ci aiuti".

E che dovevano fare, stenderci il tappeto rosso?

"Per carità, ci sta e del resto il catenaccio lo abbiamo insegnato noi agli altri. Dico solo che è stata la classica partita maledetta. Abbiamo preso gol l’unica volta che gli avversari hanno tirato in porta!".

Sì, caro Dino. Ma se un Paese come l’Italia, matto per il pallone, non va ai mondiali per dodici anni, ecco, forse c’è qualcosa di storto al di là di una notte bastarda.

"Infatti io sono d’accordo sulla riflessione. Il dispiacere è enorme e quindi accetto di allargare il discorso".

Allarghiamolo. Con una premessa d’obbligo: Mancini deve restare o no?

"Dipende da lui. È il ct campione d’Europa. Non è stata una conquista banale. Roberto ha il diritto di decidere da solo".

Zoff che farebbe?

"Sinceramente non lo so. Ripeto, la risposta spetta soltanto al diretto interessato".

Andiamo avanti.

"La nostra è una crisi di sistema, che parte dalla nostra serie A, dal campionato".

Troppi stranieri nei club?

"No, no, quelli stanno in tutte le Leghe. Non è che chi al mondiale ci andrà non abbia nei club atleti che provengono dall’estero".

Allora?

"Allora da noi si gioca perennemente sotto ritmo! Senza intensità! Io e il mio amico Fabio Capello lo andiamo ripetendo da anni".

Lo sta dicendo anche Arrigo Sacchi.

"Sacchi si è accodato con qualche annetto di ritardo. Il problema è che una partita della nostra serie A sembra una sfida a biliardo con i birilli".

Prego?

"Ma sì, cade l’omino e ci si ferma, il ritmo si spezza, tutti fermi e poi dopo un po’ si rimette in gioco la palla. All’estero mica è così".

E come ne usciamo?

"Bisogna cambiare la mentalità e in fretta. Ci vuole una istruzione diversa sin dai settori giovanili. Anche gli arbitri hanno la necessità di adattarsi ai metodi europei".

Vasto programma, direbbe il generale De Gaulle.

"Lasci perdere De Gaulle. Serve un salto filosofico, se ci vogliamo risparmiare altre mortificazioni. Fermo restando che otto mesi fa abbiamo vinto il titolo europeo".

Infatti è questo che al popolo risulta incomprensibile.

"Il calcio è così, amico mio. Ma io dicevo le stesse cose anche prima, eh".

Mancini e il presidente federale Gravina hanno detto che la Nazionale è meno amata di un tempo.

"Non condivido".

No?

"No. Per l’Europeo abbiamo sventolato il tricolore per tutta l’estate!".

È una scusa?

"Insomma, l’altra sera a Palermo c’era il tutto esaurito. Non cerchiamo alibi fasulli. Non vedo un calo della attenzione popolare. La Nazionale è amata dalla gente come quando giocavo io, punto".

E magari Zoff il tiro del macedone al novantesimo lo parava pure.

"Invece fate male a prendervela con Donnarumma. Bisogna anche riconoscere la bravura dell’attaccante della Macedonia. Io poi ho preso gol da cinquanta metri. Gigio è giovane, è bravo, si rifarà".

Ai mondiali del 2026, caro Dino.

"Beh, io la Coppa l’ho alzata che avevo quarant’anni, facciamo che il tempo non gli manca…".

 

 

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