Daniele De Rossi (La Presse)
Daniele De Rossi (La Presse)

Roma, 14 maggio 2019. L’addio di Daniele De Rossi alla maglia giallorossa ha scosso non solo la tifoseria romanista ma tutto il mondo del calcio. L’annuncio, in conferenza stampa, ha suscitato tantissime reazioni da parte di chi ha conosciuto il numero 16 giallorosso, prima come uomo che come calciatore. “Daniele è un ragazzo straordinario ed è stato con me nel 2004 l’ultima volta che abbiamo vinto l’Euro U21” – ha detto il presidente della Figc Gabriele Gravina, a margine dell’evento “Il Calcio che Vogliamo“ – “È un ragazzo straordinario, un cuore di Roma e un testimone straordinario di valori veramente encomiabili nel mondo del calcio che vanno tutelati e rispettati”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’arbitro Nicola Rizzoli con il quale tante volte il centrocampista si è confrontato. “Sicuramente perde qualcosa il calcio italiano oltre che chiaramente la Roma” – ha detto il direttore di gara – “Incarna tutti i valori e resta un grandissimo giocatore”.

MARCELLO LIPPI: “L’ADDIO DI DE ROSSI? NON VEDO EREDI DOPO DI LUI”. Daniele De Rossi che, è bene ricordarlo, lascia il calcio romano e non il calcio giocato, oltre a essere una delle colonne portanti della squadra giallorossa è anche uno dei pochi campioni del mondo ancora in attività. “Sono convinto che se potesse finirebbe la carriera a Roma” – ha detto l’ex ct della nazionale azzurra Marcello Lippi raggiunto dai microfoni di Radio Capital – “È una mia impressione, non ho parlato con Daniele. Probabilmente, siccome la voglia di giocare è ancora grande, ha deciso di andare altrove per non smettere”. De Rossi era molto giovane quando vinse, insieme a Francesco Totti, il mondiale di Germania con la nostra rappresentativa guidata da Marcello Lippi, aveva 22 anni. “Ci siamo goduti questa persona straordinaria, un grande campione e un ragazzo fantastico” – ha continuato l’attuale direttore tecnico della nazionale cinese – “Ma ha commesso anche lui qualche erroruccio, come l’espulsione ai Mondiali del 2006. Mi dicevano che non meritava di giocare la finale ma io lo schierai e segnò anche uno dei rigori decisivi”. Ora il suo futuro è incerto ma anche per il calcio italiano che, secondo Lippi, non è riuscito a produrre un erede del centrocampista romano. “È un giocatore molto particolare, che ha segnato tanto e si è prestato a tante soluzioni tattiche. Non vedo in questo momento altri giocatori con queste caratteristiche”.