La tribuna di uno stadio viene sanificata per l’emergenza Coronavirus (Ansa)
La tribuna di uno stadio viene sanificata per l’emergenza Coronavirus (Ansa)

Roma, 23 marzo 2020 - Il Piano Marshall del pallone da presentare al governo è pronto. Studiato con la consulenza della Deloitte, messo nero su bianco con la regia dell’ad della Lega di A Luigi De Siervo e il presidente Paolo Dal Pino e le osservazioni e i suggerimenti dei club. Lunghe giornate a scrivere, cancellare e aggiungere ma alla fine il documento da presentare al numero uno della Figc Gabriele Gravina - che farà da 'regista' delle proposte del 'salvapallone' che arriveranno anche da Aic, Lega di B e Lega di C e dalle altre componenti - è stato ultimato. E’ chiaro come il cardine dell’operazione sia proprio il documento redatto dai club di A, pronto per essere consegnato al presidente federale domattina, anche se già oggi vi saranno confronti e riflessioni sulla vastita dei temi e le richieste da portare al premier Conte.

Il calcolo dei danni è ormai a fuoco: tra i 160 e i 200 milioni nel caso in cui si riesca a finire il campionato. Attorno ai 700 milioni se non si giocherà più. Attenzione però: 500 milioni in realtà sarebbero di diritti tv che comunque la Lega di A incasserebbe, perchè il contratto con le tv è chiaro e cioè, in estrema sintesi, nulla sarebbe dovuto in caso di interruzioni causate da fatti eccezionali e non dipendenti dal calcio. Questo non significa incassare quei soldi, per questione buon senso e rapporti con i broadcaster, che sono solidissimi. Per dirne una: al prossimo bando per i diritti tv quanto sarebbe difficile la trattativa dopo aver preteso quei soldi? Il buco dei restanti duecento milioni, sarebbe invece determinato dai mancati incassi da stadio, pubblicità e marketing.

Partendo da queste cifre, la Lega ha redatto il suo Piano Marshall, muovendosi su più fronti. Restano le proposte di sospensione degli stipendi con l’ipotesi dei tagli sullo sfondo. I calciatori dovranno fare un sacrificio, nell’ottica del male minore. E cioè meglio sacrificarsi per evitare il crac dei club che ora non hanno liquidità, garantendosi così gli stipendi futuri, osservano in via Rosellini.

Al governo si chiederà un intervento sostanziale sul costo del lavoro e se vi è una possibilità di equiparare il contratto dei calciatori a quelli professionali tradizionali, dal punto di vista delle agevolazioni e delle azioni di sgravio. Tra le norme speciali 'salvapallone' si chiederà al ministro dell’Economia Gualtieri di ragionare sulla possibilità di sospendere gli ammortamenti: non avendo ricavi per lo stop, i club puntano a neutralizzare le principali componenti negative del risultato di gestione e cioè stipendi e ammortamenti. Poi, si chiederanno sgravi Irap e l’esenzione Ires per i prossimi 5 anni, sconti Iva sugli abbonamenti da stadio, oltre ad incentivi fiscali.

Nel capitolo dedicato alle nuove opportunità di finanziamento, i club chiedono al governo di intercedere per avere agevolazioni di credito presso gli istituti bancari a tassi d’eccezione. Sul piano della revisione legislativa, si punta a cancellare il divieto di sponsorizzazione per i marchi di betting che, secondo i calcoli dell’Agipronews, pesano sui bilanci dei 20 club per un centinaio di milioni. Poi, una nuova normativa per lo sviluppo delle infrastrutture. E cioè la revisione della legge sugli stadi. Questo è un punto focale a medio-lungo raggio del piano per i club di A. Potendo costruire uno stadio in tempi civili - e si fa l’esempio della Roma - avranno la possibilità di recuperare sul piano economico-finanziario in modo più rapido e incisivo. Infine, si chiederà una rilettura della legge Melandri sui diritti tv e su quella relativa al professionismo.