Godin parla dell'emergenza in Italia
Godin parla dell'emergenza in Italia

Milano, 28 marzo 2020 - Diego Godin è uno dei calciatori rientrati a casa nel periodo di emergenza: il difensore dell'inter direttamente dall'Uruguay ha fatto sapere attraverso media stranieri la sua posizione su come in Italia si sia affrontata questa emergenza, in particolare facendo riferimento anche all'esposizione che hanno avuto i calciatori prima che venissero prese le misure dal governo.

"All'inizio non è stata data molta importanza al coronavirus, si pensava che fosse un problema cinese e che non avrebbe raggiunto altri Paesi" ha spiegato l'ex Atletico Madrid. "Hanno preso le misure a poco a poco, piuttosto lentamente. Ci hanno avvertito, ma a livello governativo non sono state prese misure drastiche per prevenire ciò che poteva accadere. Quando la situazione è stata insostenibile il sistema sanitario è crollato. Non ci sono letti di terapia intensiva per così tante persone gravemente malate e non possono occuparsi di coloro che potrebbero avere un'altra malattia. Lo sforzo dei medici e del personale sanitario è impressionante. Oggi sono davvero eroi, sono commoventi".

Poi Godin ha spiegato anche le difficoltà durante il suo isolamento a Milano, che ha preceduto il suo ritorno in Uruguay. "Gli allenamenti sono stati difficili. Lo staff e l'allenatore chiamano e danno lavoro di forza e aerobico: è difficile per chi vive in appartamento. Io nel poco spazio che ho andavo avanti e indietro. Se l'allenatore ti dà da fare 100 metri di corsa, come fai senza spazio? Per allenarsi a calcio, bisogna avere un campo: servono almeno 100 metri. Per mantenere la resistenza è fondamentale, ma in un appartamento non puoi farlo".

Infine le sue speranze sulla possibilità di tornare a giocare. "Non sappiamo se e quando si tornerà a giocare torneremo ad allenarci, ma è difficile prevedere quando gli stadi potranno contenere ancora 70mila persone. È come se fosse una mini-stagione per le squadre: siamo a casa da un mese senza toccare una palla. È come se fosse una vacanza e come se fossimo a giugno-luglio. Se torniamo a giocare, dovremo farlo intensamente e ogni due-tre giorni: ma con altri 20-25 giorni non so cosa può succedere".