Gennaro Gattuso (Ansa)
Gennaro Gattuso (Ansa)

Napoli, 15 giugno 2020 - Paganini non ripete, ma Gattuso sì. Questo è l'auspicio di un'intera città che, a due giorni dalla finale di Coppa Italia, sogna in grande. Affinché il tutto si tramuti in realtà c'è da battere la Juventus: Ringhio sa come si fa.

E' storia dello scorso gennaio, quando il Napoli liquidò i bianconeri grazie alle reti di Piotr Zielinski e Lorenzo Insigne, alle quali replicò solo in parte il guizzo in pieno recupero di Cristiano Ronaldo, alla prima marcatura contro gli azzurri. Sembra passata un'eternità da quello che era un semplice match di campionato, soprattutto per una squadra come quella partenopea impelagata in zone di classifica poco lusinghiere.

E' pur vero che il confronto con la Vecchia Signora non è mai banale per una piazza che si alimenta anche di passioni e grandi rivalità, rinfocolate negli ultimi anni da tante migrazioni da sud a nord. Se l'ex idolo e ora bestia nera Gonzalo Higuain pare destinato a dare forfait, chi ci sarà sicuramente è Maurizio Sarri, che 6 mesi fa subì la lezione impartita da Gennaro Gattuso. Proprio quella notte Napoli cominciò ad innamorarsi di Ringhio che, con grinta e lavoro sodo, ha ridato un'anima a una squadra che appariva alla totale deriva. Guai però a ridurre l'apporto del tecnico calabrese alla mera sfera psicologica. Basti pensare al duttile 4-3-3 ormai in voga in pianta stabile a Castel Volturno: un modulo tanto semplice all'apparenza quanto in realtà complesso, soprattutto alla luce delle idee dell'ex bandiera del Milan.

In fase di non possesso infatti gli azzurri, specialmente contro formazioni sulla carta più forti, si schierano secondo un 4-1-4-1 in cui tutti, ma proprio tutti, devono fare la loro parte. A cominciare da Dries Mertens: pure il bomber principe del club partenopeo deve sacrificarsi e, all'occorrenza, arretrare per soffocare la cabina di regia avversaria. I meccanismi voluti da Gattuso stanno funzionando a intermittenza, come ha sottolineato il diretto interessato dopo il match con l'Inter: da registrare in particolare appunto il pressing in uscita e, possibilmente, prima di affrontare una Juventus forse non ancora al top della forma nei suoi uomini chiave ma sempre pericolosissima. Anche a gennaio in effetti i bianconeri non vivevano un grande momento: in quell'occasione fu bravo il Napoli a sfruttare le crepe dei rivali e, se vorrà alzare il primo trofeo dell'era Gattuso, dovrà fare lo stesso mercoledì sera, ma stavolta senza il sostegno furioso del San Paolo.