Milano, 12 gennaio 2018 - Quiz: cos’hanno in comune Rincon, Pavoletti, Grenier, Ocampos, Saponara, Aquilani, Gagliardini, Deulofeu? Ecco qui: sono stati acquistati lo scorso anno a gennaio e non sono serviti a nulla, eccezion fatta per Deulofeu e in parte, Gagliardini che però, quest’anno non è titolare e viaggia con una media voto di poco superiore al 5,5. Giusto per ricordare a quelli che aspettano il calciomercato di gennaio come un gol scudetto, quanto sia traditore il mercato di gennaio.

Calciomercato 2018 gennaio, le trattative. Inter scatenata

Partiamo dal Napoli. Il simbolo del flop di gennaio si incarna in Grassi e Regini, arrivati due anni fa a gennaio per provare a vincere qualcosa di importante e praticamente mai visti. Poi, nell’era Mazzarri, niente male l’acquisto natalizio di Victor Ruiz e Mascara (2010/11) e, l’anno dopo, quello strombazzatissimo di Edu Vargas, che aveva più soprannomi che gol in carriera. Uno di questi era ‘La Joya’, vi dice qualcosa?

Più divertente, però, procedere senza una regola precisa. Arrivando magari a Cassano, che nel gennaio del 2006 sbarcò al Bernabeu. E più che un calciatore – con un brillante grosso come una castagna all’orecchio e un tremendo giubbotto di pelliccia di coniglio – pareva il bassista dei Duran Duran. Quell’anno, il Milan prese Marcio Amoroso per vincere lo scudetto nel duello con la Juve, ripescandolo in Brasile. Do you remember? Non la strusciò mai nelle quattro presenze da titolare e segno due gol alla Roma su rigore a scudetto ormai andato. Sempre per il Milan, merita una menzion d’onore Jose Mari (2000) in un periodo nel quale sembrava non si potesse giocare a pallone senza Jose Mari. E invece quei 40 milioni furono un gran regalo per l’Atletico Madrid. Certo, non che Coloccini o Essien siano stati questi grandi acquisti. Nel gennaio 1999, un anno prima del ‘colpo’ Jose Mari, la Juve che perse lo scudetto a Perugia gettò alle ortiche 16 miliardi per prendere Esnaider. La Roma quell’anno però, fece un vero miracolo al contrario, spendendo 30 miliardi per Fabio Junior, brasiliano simbolo univeraale delle sòle (fregature, alla romana) di mercato che Zeman – lui a Sensi aveva chiesto un giovane attaccante della Dinamo Kiev, Schevchenko... – liquidò con un gelido: «Non sa fare e non vuole imparare». Leggendario un titolo di quotidiano dell’epoca: «Mi chiamano ‘O Uragan’ sono più forte di Ronaldo». Pochi mesi dopo, i tifosi lo salutarono così: «Se n’è andato Venticello...».

Mauro Icardi e Wanda Nara in vacanza alle Maldive (Instagram)

Anche l’Inter si difese bene nel 1999 prendendo l’incomprensibile brasiliano Gilberto, sul cui acquisto c’è ancora chi si chiede perchè. Arrivava dal Manchester United alla Samp con le stimmate del fenomeno, Federico «Chicco» Macheda, che aveva esordito con i Red Devils di Sir Alex Ferguson. Di lui, si ricorda solo un gol in Coppa Italia contro l’Udinese. E Maniche? Fu un altro di quei biscottini rifilati al calcio italiano da quei furbacchioni dell’Atletico Madrid. Il portoghese esploso nel Porto di Mourinho arrivò nel gennaio 2008 all’Inter del Mancio. Esplose subito, ma al contrario: 4 partite, due ko con Napoli e Milan e un gol pesante contro la Juve. Gran bello scherzo fu Doumbia, acquistato per una quindicina di milioni dalla Roma nel gennaio 2015 e fischiato già dal primo ingresso in campo.