Alessandro Costacurta, 54 anni, ex bandiera del Milan, oggi voce di Sky Sport
Alessandro Costacurta, 54 anni, ex bandiera del Milan, oggi voce di Sky Sport

Milano, 6 maggio 2020 - Non si può uccidere un mostro con un pallone. Ma quel pallone può portare i pensieri lontani dal mostro. "In Italia il calcio è un fattore importante dell’umore, è una potente spinta verso la normalità: per questo spero il campionato riparta". Alessandro Costacurta - 54 anni, monumento milanista dell’epopea berlusconiana, oggi tra le voci più apprezzate di SkySport - ha visto l’avversario da vicino, per sua fortuna non troppo. "Vivo a Milano e dalla mia finestra tutti i giorni fissavo una piazza deserta: nessun movimento, solo la percezione della morte che si aggirava - racconta -. Per noi lombardi ognuno di questi giorni di Coronavirus è stato dolore, un dolore quasi fisico. Ogni pomeriggio i numeri della Protezione civile erano una ferita".

Costacurta, il calcio deve o non deve ripartire?

"Il punto non è se deve, ma se può. Stanno ripartendo le altre attività, non si può fermare un Paese intero, altrimenti poi si deve decidere se far morire la gente di covid o di fame. Se i comitati scientifici della Figc - di cui mi fido - danno l’ok, allora perché non riprendere? Certo, ci devono essere dei protocolli molto rigidi, ma se aspettiamo scompaia totalmente il rischio di contagio, quanto a lungo rimanderemo?".

Immagini per un attimo di essere ancora un calciatore.

"Vorrei tornare subito a giocare. Non avrei alcun problema a rischiare, se si può usare questo termine. Chiaro, bisogna quantificare il rischio, anche per le persone che gravitano attorno al rettangolo da gioco".

E’ d’accordo con chi parla di campionato falsato?

"Assolutamente no. Magari un pochino alterato, sì: c’era una Lazio che andava a mille, ma la Juve nell’ultima sfida con l’Inter aveva dato grandi segnali. Penso che, se si ripartirà, si vedranno la forza caratteriale, la capacità di reazione dei giocatori. Io sono per premiare sempre la competizione. E poi, come diciamo a Milano, piutost che nient’ l’è mej piutost".

Quindi andrebbero bene anche i playoff scudetto?

"Se ci sono troppi paletti, allora dico ok ai playoff. Sarebbe un delitto sprecare una stagione".

La Juventus resta strafavorita?

"No, i bianconeri e la Lazio si equivalgono, la classifica è lì a dimostrarlo. Poi, certo, Sarri ha il vantaggio di gestire giocatori abituati alle partite importanti: Ronaldo le ha nel dna, ma anche Chiellini, Bonucci, lo stesso Pjanic".

Non l’ha nemmeno nominata, l’Inter...

"Ha fatto ottime cose, ha Conte che considero un tecnico fenomale, uno dei primi 4-5 al mondo. Ma i punti di distanza (9, con una gara da recupare, ndr) sono troppi e, rispetto alle altre due, ha ancora qualcosa in meno".

A questo proposito: Lautaro lo venderebbe per 100 milioni?

"Io lo terrei, mi piace molto. Se vale quei soldi, vuol dire che potenzialmente può diventare un campione assoluto. Che fai lo vendi e poi chi prendi? Tre giocatori buoni. No, l’Inter deve tenerli i migliori se vuole vincere".

Ai nerazzurri viene accostato anche Pogba: vale un’asta milionaria con la Juventus?

"Penso sia un ottimo giocatore, ma non uno che sposta le montagne. Fece un ultimo anno sensazionale a Torino. Ma sa quanti giocatori ho visto fare una grande annata? Lui ha troppi alti e bassi, i fuoriclassi non li hanno. Mourinho non è uno sciocco: se non lo amava, un motivo c’era".

Quant’è indispensabile, invece, Ibrahimovic per il Milan?

"E’ un giocatore molto importante che i rossoneri farebbero bene a tenere, ma non è indispensabile. Il Milan ha più bisogno di idee chiare e giocatori coinvolti nel progetto. Troppo spesso quest’anno ho sentito i dirigenti giustificare la squadra perché ‘sono giovani, San Siro spaventa’. E’ una cavolata, l’età non può essere una scusa. Bennacer, Theo Hernandez, Rebic sono giovani, ma hanno carattere. Serve gente con personalità da Milan. Al mio primo derby io non mi sono mica spaventato".

E Donnarumma?

"Discorso diverso da Lautaro. Il Milan ha una società forte, ma una politica diversa, il progetto è indietro rispetto a quello nerazzurro. Se la partenza di Gigio può portare 3 ottimi giocatori, allora dico: volentieri".

Per la panchina si parla tanto di Rangnick. Eppure da Tabarez a Terim, la storia del Diavolo non sorride ai tecnici stranieri.

"Arrivarono in momenti storici particolari, di ricambio generazionale. Infatti hanno poi dimostrato il loro valore, specie Tabarez. Concordo con Ancelotti: il problema è se i tecnici sono scarsi, non stranieri. Poi credo che Gazidis non sia l’ultimo arrivato, ho stima per ciò che ha fatto. Il punto è un altro: quanto spazio avrebbe Rangnick e quanto Maldini? Paolo può dire la sua, in questo anno e mezzo è cresciuto tanto. Ma la società deve fare chiarezza sui ruoli".

Una curiosità: Galliani ha detto che lei firmava in bianco i rinnovi col Milan. Conferma?

"Sono lombardo, giocavo nel miglior club del mondo, a San Siro: che trattative dovevo fare? Gli ultimi 4-5 anni prendevo quanto un Primavera aggregato in prima squadra (ride, ndr). Questo, però, Galliani si dimentica sempre di dirlo".