Il Camp Nou di Barcellona (Ansa)
Il Camp Nou di Barcellona (Ansa)

Napoli, 10 marzo 2020 - La notizia era nell'aria: Barcellona-Napoli, match valido per il ritorno degli ottavi di finale di Champions League, in programma mercoledì 18 marzo, si giocherà a porte chiuse.

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UNA DECISIONE INEVITABILE - L'ufficialità è arrivata in mattinata e la decisione è stata presa dalle autorità catalane, spaventate dal rapido dilagare del Coronavirus. Poco dopo la notizia, il club partenopeo si è affrettato sui propri canali a smentire una voce circolata nelle ultime ore: la società di Aurelio De Laurentiis non ha mai chiesto alla UEFA il rinvio della suddetta partita. Ecco che quindi il mondo del pallone, in particolare quello italiano, piomba nel paradosso più assoluto: tutto fermo tra i confini nazionali per ragionevolissimi motivi di sicurezza ma, nello stesso tempo, a livello continentale la giostra va avanti, con il solo correttivo apportato dell'assenza di pubblico. In questo modo vengono ridotte le chance di contagio tra i tifosi ma non tra i giocatori, costretti ad allenarsi comunque nonostante quella paura che ne aveva spinto la maggioranza a propendere verso la sospensione dei campionati. Come se non bastasse, in questo clima surreale di sicurezza a due velocità, la squadra è tenuta a stare sul pezzo per preparare anche mentalmente uno degli appuntamenti più attesi della stagione. L'assist, ovviamente involontario, arriva proprio dalla pandemia in corso, che priverà il Barcellona della rovente bolgia del Camp Nou: un vantaggio non da poco in un momento in cui l'aspetto sportivo viene nettamente ridimensionato dalle notizie di cronaca che toccano in prima persona gli stessi giocatori.

CAMPIONI IN PANICO - Durante la notte sono infatti stati avvistati in coda nei supermercati José Callejon, David Ospina e Fernando Llorente, a testimonianza del fatto che mai come in questa drammatica fase nessuno è immune dalla paura: una magrissima consolazione che rimanda il pensiero a quella "Livella" tramite la quale un cittadino partenopeo illustre come Totò riuscì a spiegare meglio di chiunque altro come dinanzi alle evenienze più grandi e temute siamo tutti uguali. Sarà compito di Gennaro Gattuso riportare questo concetto al campo per stimolare i suoi alla doppia impresa in terra catalana: la prima, la più ovvia, è raggiungere il traguardo storico finora mai centrato dei quarti di Champions League, mentre la seconda, la più difficile, è simulare una normalità al momento letteralmente impossibile ad ogni livello. O livella che dir si voglia.