Roma, 31 gennaio 2018 - Lutto nel mondo del calcio. Azeglio Vicini, ex tecnico della nazionale di calcio italiana dal 1986 al 1991, è morto oggi a Brescia. Avrebbe compiuto 85 anni il prossimo 20 marzo.  Era malato da tempo, si è spento nella città in cui risiedeva da tantissimo tempo e dove sono nati i suoi tre figli. In memoria del tecnico, la Federcalcio ha reso noto che "sarà osservato su tutti i campi di calcio a partire dalla gara di questa sera di Coppa Italia, Milan-Lazio, e per tutto il prossimo week end".

IL CT - Romagnolo pacato - era nato a Cesena il 20 marzo del 1933 - e mai sopra le righe, fu uno dei cittì più amati dai tifosi. Subentrato a Enzo Bearzot dopo i Mondiali del 1986, è ricordato da tutti per essere stato il mister delle 'notti magiche' di Italia '90. Fu lui a buttare nella mischia Salvatore 'Totò' Schillaci - alla fine miglior marcatore del torneo con 6 reti - e a puntare su un giovane Roberto Baggio, traghettando gli azzurri fino alla semifinale con l'Argentina al San  Paolo di Napoli, persa solo ai rigori, e al bronzo conclusivo dopo la vittoria nella finale per il terzo posto con l'Inghilterra a Bari. Terminò la sua avventura in azzurro nel 1991, quando lasciò il ruolo di commissario tecnico ad Arrigo Sacchi, esonerato tre giorni dopo lo 0-0 con l'Unione Sovietica che costò all'Italia la qualificazione agli Europei del 1992 di Svezia.

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LA CARRIERA  - Un'onesta carriera da giocatore, mediano di centrocampo prima nella L.R. Vicenza, con una promozione in Serie A in bacheca, poi nella Sampdoria e quindi nel Brescia, in Serie B. Anche in questo caso fu tra gli artefici del salto di categoria, riportando nella massima serie dopo 17 anni di cadetteria. Appese le scarpe al chiodo a 33 anni, dedicandosi quasi subito alla carriera di allenatore. Una stagione sulla panchina del Brescia (1967-1968), terminata con una retrocessione, quindi l'ingresso nello staff tecnico della Nazionale a soli 35 anni. Il primo incarico di una certa rilevanza arriva nel 1975, con l'Under 23, quindi 10 anni di Under 21 culminati nella finale europea persa ai rigori con la Spagna. Quindi l'incarico con la Nazionale maggiore, la semifinale degli Europei 1988 in Germania, persa per 2-0 contro l'Urss sotto una pioggia battente, e le notti magiche di Italia '90. Dopo l'addio alla panchina azzurra smise di allenare, salvo due brevi parentesi sulle panchine di Udinese e Cesena nel 1993. 

NAZIONALE - Con la nazionale maggiore, Vicini vanta un bilancio di 54 partite, 32 vittorie, 15 pareggi e 7 sconfitte (76 gol fatti e 24 subiti). 

Il galantuomo dimenticato dal calcio italiano - di LEO TURRINI

IL RIMPIANTO - Stimato dalla maggior parte dei tifosi, è stato forse il cittì più amato. Un solo grande rammarico ha segnato la sua carriera, ovvero quel Mondiale mancato in casa, con una squadra che partiva favorita e aveva tutta le carte per vincere. In primis quella difesa di ferro - Bergomi, Maldini, Baresi, Ferri - 'bucata' solo una volta in tutta la competizione da Caniggia, oltre che dall'Inghilterra nella finalina di consolazione. Quella sconfitta non è mai andata giù a Vicini. "Avremmo meritato di vincerlo, siamo stati sfortunati - diceva -. Noi non perdemmo mai sul campo, sei vittorie e un pari, e arrivammo terzi, l'Argentina fu sconfitta due volte e andò in finale con la vincitrice Germania. Però in quelle notti conquistammo gli italiani, il loro affetto fu travolgente. Infatti quell'Italia-Argentina resta una delle partite più viste in tv di tutti i tempi".

Una delle ultime uscite pubbliche è stata a marzo di un anno fa quando a Palazzo Loggia a Brescia presentò il suo libro "Azeglio Vicini. Una vita in azzurro" scritto con il figlio Gianluca e la moglie Ines.